Lutto
Viola Il gol è la medicina. Va spezzata la maledizione
Serve la sterzata degli attaccanti Nzola e Beltrán sono ad un bivio
FIRENZE. Da una parte c’è la consapevolezza che ad essere cambiata è la mentalità. Dall’altra, però, il rammarico per non essere riusciti a sfatare il tabù dell’Olimpico, contro una Roma ridotta all’osso dagli infortuni (Dybala out per un problema muscolare e Azmoun costretto ad alzare bandiera bianca dopo averlo sostituito), è ancora fortissimo. Il gol, quello in più rispetto agli avversari, resta il tallone di Achille su cui lavorare, certi, questo sì, che la strada imboccata è davvero quella giusta.
È inutile nascondersi, domenica sera si è perso un’occasione: è vero che il doppio vantaggio numerico negli uomini in campo è durato solo un pugno di minuti, ma l’amarezza raccontata dallo stesso Quarta a fine gara resta il manifesto della serata. Ecco perché il tempo della svolta non può attendere: gli ingredienti ci sono tutti e per trovare l’alchimia giusta servono solo le reti. Fino a non troppo tempo fa, la Fiorentina di Italiano faticava a rimontare: quando veniva castigata dall’avversario, finiva sempre per leccarsi le ferite. Gli svantaggi, adesso, non fanno più così tanto paura: lo dicono i numeri.
Nelle ultime tre partite giocate, in tutte le competizioni, i viola, sono riusciti sempre a rialzare la testa: vincendo contro Genk e Parma, in quest’ultimo caso avendo la forza di portare la gara ai supplementari prima e ai rigori poi, e pareggiando con la Roma nel faccia a faccia dal sapore di Champions. Le parole di fuoco di Italiano dette dal ventre di San Siro, dopo il ko col Milan, quando la sua squadra, pur avendo schiacciato i rossoneri nella propria metà campo, non era riuscita a recuperare il risultato, evidentemente hanno toccato le corde giuste.
Il prossimo passo, adesso, deve essere quello di affinare le qualità balistiche, senza farsi prendere dalla frenesia, come accaduto a Roma nei minuti finali, quando la voglia di ribaltare tutto ha finito per togliere lucidità nell’ultimo passaggio. E poi c’è la questione “legni” da risolvere: tra pali e traverse, la Fiorentina si è già fermata sui montanti otto volte, una in meno della Lazio e due in meno del Napoli (questa speciale classifica è guidata dal Frosinone, a quota 12).
A Roma è toccato a Bonaventura fermarsi sul più bello: è questione di centimetri, forse anche meno, ma la differenza sta tutta qui. Nzola ha perso l’occasione più grande per fare un balzo in avanti, se non nelle gerarchie di squadra di certo nella storia: era riuscito a incantare Llorente e Mancini, senza però arrivare col giusto timing sul pallone. Italiano, però, ne ha difeso la prestazione, sua e di tutti gli attaccanti, perché i loro movimenti, di fatto, hanno permesso di aprire spazi nella retroguardia giallorossa.
Adesso c’è da trovare il modo di farsi chirurgici nel capitalizzare le occasioni, mettendoci quel pizzico di lucidità necessaria per fare la differenza. D’ora in avanti non si potrà sbagliare più, anche perché le occasioni ci sono eccome. I Viola sono la terza squadra in Serie A (fonte Lega Calcio) per tiri tentati (213) dietro a Inter (240) e Napoli (261): serve la precisione balistica, oltre ad un cannoniere in grado di farsi trascinatore, indicando la strada. La “coop” del gol sta funzionando (15 marcatori diversi tra campionato e coppe), ma per lo strappo in grado di portare la Fiorentina più su di quel settimo posto indicato da Italiano occorre il cinismo della punta.
Beltrán ha mostrato di avere i numeri per potersi caricare il peso offensivo della squadra sulle spalle, ma ha bisogno di continuità. Nzola, che pure a Spezia macinava una rete dietro l’altra, è ancora troppo rappreso: serve una scossa, collettiva. Intanto in Conference, prendendosi il primo posto ne girone che vale il passaggio agli ottavi diretti, e poi in campionato. Domenica al Franchi c’è il Verona: ricominciare a macinare vittorie già prima di Natale è il regalo migliore a tutta una città.
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