Il Tirreno

Firenze

L’inferno prima della gioia

di Francesca Bandinelli
Al centro la girata in area di Nzola con cui la Fiorentina ha riaperto la gara contro il Parma
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Al centro la girata in area di Nzola con cui la Fiorentina ha riaperto la gara contro il Parma

La Fiorentina va sotto di due gol: Nzola e Sottil portano la partita ai supplementari. Ai rigori, Man e Camara sbagliano. L’ultimo penalty viola è di Beltrán: si va ai quarti

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FIRENZE. Avrebbe dovuto essere la notte del terzo successo consecutivo da provare a conquistare in scioltezza, stavolta in Coppa Italia, dopo le vittorie contro Genk in Conference e Salernitana in campionato. Invece, la Fiorentina vista contro il Parma ha mostrato una doppia faccia, troppo dottor Jeckyll e Mister Hyde. Si qualifica ai quarti di finale soltanto ai rigori, con una sequenza praticamente perfetta e con Christensen capace di ipnotizzare Camara, dopo che Man aveva scaraventato il pallone sul palo.

La Fiorentina si è ripresa tutto in extremis, dopo essere stata quasi incapace di opporre resistenza ad un avversario tambureggiante per almeno un’ora. A rimettere in piedi la gara ci hanno pensato prima Nzola, addomesticando il pallone in area e concludendo all’incrocio, e poi Sottil, freddo nel trasformare il rigore per il fallo di mano di Osorio necessario per trascinare la gara ai supplementari. Alla fine, il Parma si è come seduto sulle gambe, incapace di opporsi all’assedio finale costruito dai giocatori di Italiano.

Tutto, fin da subito, invece, per la Fiorentina è stato maledettamente complicato. La squadra di Pecchia, prima in classifica in Serie B, è salita in cattedra e anche nella ripresa, quando la fatica ha cominciato a farsi sentire nelle gambe, ha continuato a evidenziare le difficoltà oggettive dei viola. Fino a quei sette minuti finali in cui la forza della disperazione ha permesso a Biraghi e compagni di rimettersi in corsa.

Pronti via, il primo a fallire un’occasione d’oro è Nzola, sugli sviluppi di uno spunto di Barak. A porta praticamente vuota, non riesce a lasciare il segno, bloccato in maniera provvidenziale da Coulibaly. È qui che il Parma comincia ad alzare i giri del proprio motore. Il primo a crederci è Mihaila, poi a fare la differenza ci hanno pensato Bernabé e Bonny, autori di due reti nel giro di un paio di minuti. Il primo a guadagnarsi la ribalta è il giovane cresciuto nei vivai di Barcellona e Manchester City, lo spagnolo Bernabé, lesto a trovare una splendida conclusione di mancino sugli sviluppi di un’azione che aveva visto il Parma colpire pure un palo (con Bonny). A firmare il raddoppio, invece, è l’attaccante franco-ivoriano, che, in contropiede, riesce a trovare subito la via del raddoppio, sfruttando la percussione sulla corsia sinistra dello stesso Mihaila. Sembrava che la partita potesse riaprirsi con un calcio di rigore, assegnato alla Fiorentina per un fallo di mano di Circati, ma il Var fa riavvolgere il nastro con una punizione dal limite. Nella ripresa, il tecnico viola prova a cambiare tutto, ma a restare immutato è l’atteggiamento, troppo remissivo per una squadra chiamata a rovesciare la prospettiva. Non basta l’ordine tattico garantito da Arthur, né i tentativi di raddoppiare sulla fascia di Biraghi, mandato in campo al posto di uno smarrito Parisi. L’unico sussulto è targato Barak, che sfiora la rete trovando sulla sua strada un impeccabile Corvi. Il resto è solo tanta confusione. Non riesce a trovare il guizzo giusto Beltrán, subentrato proprio al trequartista ceco per dare man forte a Nzola in attacco, e pure dalle corsie esterne non arrivano le giuste munizioni. A pochi centimetri dall’inferno, ecco invece il colpo di reni della squadra che non si arrende, prima con Nzola e poi con Sottil. Il resto lo fa Christensen, ermetico su Man, e con lui pure Arthur, chirurgico nell’allontanare il pallone in angolo. I rigori riaccendono il Franchi: esce di scena il Parma, la Fiorentina si prepara ai quarti.
 

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