La protesta
Fiorentina. Nella Scala del calcio in cerca dell’acuto e della maturità
Italiano e la squadra misureranno il loro “peso” nella sfida contro il Milan
FIRENZE. Di solito si dice che è un esame d’italiano, che tanti ha fatto soffrire e farà soffrire (e anche gioire ovviamente), ma stavolta si può dire che sia un esame per Italiano con la i maiuscola. Vincenzo, naturalmente, e ancora più in automatico il riferimento va all’allenatore della Fiorentina. Che sabato sera sarà a San Siro a misurarsi con un nuovo esame di maturità per lui e per l’intera squadra, bello e difficile, però uno di quelli che serve per fare il definitivo salto di qualità.
Superarlo a pieni voti, infatti, significherebbe portarsi lassù in classifica dove le posizioni diventano intanto sogni e poco dopo anche obiettivi quando il campionato sta per arrivare alla metà del percorso complessivo: Italiano e la Fiorentina ci si avvicinano con ritrovata autodeterminazione e ottimismo. Qualità che derivano dal sesto posto, dalla vittoria ottenuta prima della sosta contro il Bologna quanto mai utile e necessaria per interrompere la precedente mini striscia negativa di tre sconfitte di fila, ma anche dalla consapevolezza che ormai la formazione viola se la può giocare con chiunque, Milan chiaramente compreso. Eppure, serve quell’altro scalino da salire, forse ultimo, forse penultimo: sbancare il “Meazza”.
E tocca a Vincenzo Italiano guidare i suoi, per ruolo e capacità, forte di un record personale con i rossoneri e con Pioli che conferma la tesi appena ricordata: due vittorie a Firenze per la sua Fiorentina contro il Milan del tecnico parmigiano (2-1 nella passata stagione, 4-3 in quella precedente che assegnò lo scudetto proprio a Leao e compagni), due sconfitte a San Siro (2-1 nel 22-23, 1-0 nel 21-22). Non solo: questa superiorità “a casa propria” continua prendendo anche in esame l’esperienza di Italiano a Spezia, dove fu capace (stagione 20-21) di replicare al 3-0 per i rossoneri a Milano con un perentorio 2-0 al “Picco”.
Insomma, bilancio in perfetta parità con Pioli, anzi perfino in leggero vantaggio se si fa il conto dei gol segnati e subìti, ma sempre con l’ostacolo “Meazza” da superare per prendersi il diritto di poter competere ai livelli più alti e cominciare a mettere qualche pensiero a chi lotta per le prime posizioni. Quelle che valgono la Champions League, giusto per fare un riferimento preciso.
A dire il vero, Italiano con la Fiorentina è già riuscito a superarlo quando ha affrontato l’Inter: non certo quest’anno inteso come Serie A in corso, e quel 4-0 con cui la squadra viola se n’è tornata a Firenze il 3 settembre ha fatto male per giorni, ma l’1 aprile aveva fatto un bello scherzetto a Simone Inzaghi grazie al gol segnato da Bonaventura (e anche l’anno prima era riuscito ad uscire indenne con un gratificante 1-1 in mano).
Ecco, quello può e deve essere l’esempio per provare a ripetersi tra quattro giorni. Il resto ce lo metteranno il tecnico siciliano e la squadra viola, con basi di gioco e di personalità ormai sperimentate, perfino affinate in queste ultime settimane: non più possesso-palla esasperato, ma possesso palla alternato a verticalizzazioni-contropiede per colpire il fianco scoperto dell’avversario.
Saper gestire i vari momenti di una partita è passaggio fondamentale verso la completa maturità e la squadra viola sta dimostrando di essere sulla buona strada, al di là dei risultati contingenti: se la giocherà così a san Siro, non tenendo per forza il pallino del gioco sempre in mano, ma lasciando che a prenderselo sia il Milan in una suddivisione di responsabilità che la Fiorentina proverà a sfruttare.
L’esame non è però solo per Italiano, che tra l’altro ne ha già superati più d’uno, in una crescita professionalità che è andata di pari passo con l’affermazione in Italia e in Europa della squadra viola: no, l’esame è per tutti, per l’intera squadra, per l’allenatore e per i calciatori, ed è uno di quelli che conta veramente per diventare grandi.
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