Sicurezza
Fiorentina. Ruggito d’orgoglio Vittoria, gol e scatto in classifica
Bonaventura e Gonzalez fermano il Bologna in serie utile da dieci turni di fila. Agguantato il quinto posto in classifica: alla ripresa, sfida di vertice col Milan
FIRENZE. La Fiorentina ritrova tutto in 90 minuti o poco più: il successo che in campionato mancava dall’8 ottobre, quando i viola misero al tappeto il Napoli nella bolgia del Maradona; i gol, prima con una perla di Bonaventura sempre più leader e poi con un rigore trasformato dal solito Gonzalez, e pure il sorriso. Sì, perché oltre a fermare la corsa del Bologna, che non perdeva dalla prima gara di campionato – striscia di dieci risultati utili consecutivi in Serie A, dal ko interno col Milan del 21 agosto scorso – la squadra di Vincenzo Italiano fa un balzo avanti in classifica, fino al quinto posto, a un solo punto di distanza dal Napoli, quarto e fermato davanti al proprio pubblico dall’Empoli. Di fronte ad una cornice di pubblico da grandi occasioni, con la Curva Fiesole di nuovo gremita di pubblico, capace di incantare sollevando una coreografia per celebrare il mezzo secolo di vita degli Ultras Viola, la Fiorentina non ha tradito. In un derby dell’Appennino vibrante, ricco di rovesciamenti di fronte e col Var grande protagonista, tra calci di rigore assegnati (il primo, al Bologna per fallo di mano di Parisi) e reti annullate (quella di Orsolini allo scadere del primo tempo, per posizione irregolare dello stesso rossoblù), le emozioni non sono mancate. Come le polemiche, innescate dall’esultanza con la “mitraglia” alla Batistuta di Zirkzee sotto la curva, salvo poi scusarsi subito dopo. Il Bologna, dal canto suo, non si è arreso mai, uscendo dal campo comunque a testa alta e tra gli applausi del suo pubblico, arrivato in massa a Firenze.
Serviva il ruggito del gruppo, alla vigilia l’allenatore lo aveva sottolineato a più riprese, e la squadra non ha tradito le aspettative, imboccando con decisione la scalata verso le zone nobili della classifica, quelle con lo sguardo verso l’Europa che conta. Adesso, complice la sosta per gli impegni delle Nazionali, ci sarà modo di tirare un po’ il fiato, aspettando il nuovo tour de force, quello che vedrà i viola scendere in campo, in tutte le competizioni (inclusa la Coppa Italia) nove volte in 35 giorni fino alla fine dell’anno.
Dopo il successo di misura in Conference contro il Cukaricki, che ha permesso alla Fiorentina di balzare al primo posto nel girone aspettando i prossimi due impegni contro Genk (il 30 novembre) e Ferencvaros (il 14 dicembre), serviva rimettersi in corsa in campionato, per cancellare anche solo il ricordo dei tre ko consecutivi con Empoli, Lazio e Juventus., E stavolta, gli ingranaggi, seppur con qualche sbavatura, hanno funzionato tutti. In particolare, il solito Bonaventura. Il suo gol, bellissimo, su passaggio di Nzola, con una girata in area e una gran botta capace di infilare il pallone nell’angolino alto, è di quelli da guardare e riguardare, a ciclo continuo. L’attaccante angolano, a dire il vero, si è visto solo in occasione della sponda per il compagno, poi è progressivamente calato, fino alla sostituzione. Il Bologna, con un Orsolini in formato straripante, ha battagliato su ogni pallone, ma alla fine, a spuntarla è stata la Fiorentina, grazie al rigore procurato da Ikoné, subentrato all’intervallo proprio a Nzola, atterrato in maniera maldestra in area da Kristiansen. Nico, da 10 vero, dal dischetto, ha poi dettato la sua legge. Avrebbe potuto pure chiuderla in anticipo, la gara, ma il tocco a superare Skorupski, su passaggio millimetrico di Kouamé, non è stato sufficiente a inquadrare la porta, scaraventando il pallone sopra la traversa. Il brivido, semmai, per i viola, è arrivato dopo, con il contatto in area tra Arthur e Saelemaekers, per cui Maresca è stato richiamato al monitor, salvo poi non ravvisare gli estremi del fallo. Alla fine, vince la Fiorentina, 2-1, spazzando via le nuvole dell’incertezza. Alla ripresa, il 25 novembre, a San Siro, sarà di nuovo tempo per u altro stress-test, stavolta contro il Milan. Per provare ad alzare l’asticella dell’ambizione, adesso c’è solo da macinare vittorie. I conti si faranno alla fine, ma l’obiettivo è non chiudere la porta in faccia ai sogni. Almeno non adesso.
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