Il Tirreno

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Il gioiello viola

Nico, l’uomo dei due mondi fa vincere l’Argentina di Messi

di Francesco Gensini
Nico, l’uomo dei due mondi fa vincere l’Argentina di Messi<br>

Gonzalez manda in rete la Pulce con un passaggio e Lionel lo ringrazia  Otto gol e tre assist dall’inizio della stagione: ora lo vorranno tutti in Europa

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FIRENZE. L’uomo dei due mondi: Nico Gonzalez, ovvio. Decisivo nella Fiorentina e decisivo adesso anche nella Nazionale argentina, segno in questo caso di una fame vorace per riprendersi (con gli interessi) quello che il destino – materializzatosi sotto forma di infortunio – gli ha tolto poco meno di un anno fa impedendogli di diventare campione del mondo.

Trascinatore della Fiorentina a suon di reti e assist, capace addirittura di “provocare” il grazie convinto del più bravo di tutti a giocare a pallone (Lionel Messi) per averlo mandato in gol nella vittoria dell’Albiceleste sul Perù. E per non farsi mancare nulla, in questa rincorsa personale a salire gradini e posizioni nel gradimento di allenatori, tifosi (dei due mondi) e compagni di squadra e non, Gonzalez anche per l’assenza dal Mondiale in Qatar dove l’Argentina di Scaroni fu sconfitta dall’Arabia Saudita al debutto nel girone, dalla notte tra martedì e mercoledì detiene il record (aperto) di risultati utili consecutivi in Nazionale: con il 2-0 conquistato a Lima, sono 28 partite senza sconfitta per lui, una in più rispetto a Palacios del Bayer Leverkusen.

E siccome 28 sono le presenze totalizzate finora, l’esterno viola in Nazionale non ha mai perso. Ma chiamarlo portafortuna sarebbe come minimo riduttivo. Nico è consapevolmente forte, è nel momento più alto di una carriera che qualche soddisfazione gli ha già riservato, però ora vuole di più e giustamente si prende tutto quello che può per incrementare i numeri che lo riguardano e che a loro volta andranno ad aumentare in maniera esponenziale il suo “peso” all’interno della Fiorentina e dell’Argentina. Sì, i numeri come espressione del valore di un calciatore e nel caso di Nico Gonzalez di sicuro non mentono: 5 gol e 1 assist in 6 partite di Serie A, 2 gol e 1 assist nelle 4 gare di Conference League, 1 gol (alla Bolivia) e il succitato assist con l’Argentina tra la sosta di settembre e quella di questi giorni: totale, 8 gol e 3 assist dall’inizio di stagione. Rendimento eccellente, incidenza altissima sui risultati, e due sono i fattori dentro la maturazione psico-fisica che hanno favorito il cambio di passo così netto e così determinante da aver (forse) sorpreso anche il diretto interessato, l’uno strettamente legato all’altra: la scelta del numero 10 e la nuova posizione in campo nella Fiorentina di Italiano.

Decidere di indossare quella “maglia”, che nel calcio non è mai banale e poi sapendo benissimo chi l’ha fatto in un passato più o meno recente nella squadra viola, poteva sembrare un piccolo, comprensibile ma “azzardato” esercizio di vanità, e invece era l’annuncio di una nuova consapevolezza e di un nuovo ruolo che il tecnico siciliano gli stava per cucire addosso come un perfetto abito sartoriale. Non più “ala” e basta, bensì “10” universale a tutto campo che dalla fascia si sposta al centro per diventare rifinitore, oppure guadagna metri per trasformarsi in attaccante “vero” sfruttando la precisione del suo sinistro e il colpo di testa (Nico è micidiale nel tempismo per battere marcatori avversari a cui rende dieci o quindici centimetri in altezza) , perfino difensore quando serve per dare una mano ai compagni.

Tutto fatto con l’inizio della stagione e tutto fatto bene, tanto che adesso Gonzalez vuol dire Fiorentina. Adesso e fino al 2028, dopo il rinnovo di contratto firmato tre settimane fa, anche se tutti ma davvero tutti proveranno a portarlo via da Firenze offrendo oltre i 45 milioni che il Brentford ha messo sul piatto ad agosto. Per il no di Commisso. E di Nico cuore viola.
 

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