Il Tirreno

Firenze

L’Argentina è viola

di Francesco Gensini
L’Argentina è viola

La Fiorentina è il ricco bacino di talenti per la Selección. Italiano osserverà i suoi giocatori, aspettando di riaverli

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FIRENZE. Mica male avere tre propri calciatori nella Nazionale campione del mondo. Anzi, diciamocela tutta. È un grande motivo di orgoglio e di soddisfazione insieme, oltre che il riconoscimento implicito del valore dei calciatori e, di conseguenza, dello spessore tecnico dentro cui sono inseriti. E siccome non basta ancora, ecco messo il punto esclamativo: la Fiorentina con Beltrán, Nico Gonzalez e Martinez Quarta è il club più rappresentato nell’Albiceleste di Scaloni. Altro che mica male: è il caso di dire wow. Certo, non esistono più i “blocchi” dentro le Nazionali un tempo monocolore (di provenienza), per fare un esempio che più ci riguarda ricordando i dieci della Juventus nell’Italia azzurra, ma anche i nove della Fiorentina stessa in un passato più o meno lontano. E se ora accade una cosa del genere succede in episodi sporadici e quasi sempre in Nazionali non di primissimo livello, conseguenza di questo calcio globalizzato dove tutti vanno a giocare dovunque, dove l’Europa rimane la “roccaforte” del calcio che conta con il Sudamerica subito a seguire. Anche se, ormai, i nomi delle squadre tra parentesi dopo i convocati profumano spesso di esotico. E l’Argentina non ne è “immune” e non solo perché Messi è andato a Miami e così anche gli Stati Uniti si prendono un ruolo in tutto ciò. C’è pure Thiago Almada da Atlanta, che non è un refuso pensando all’Atalanta (che di suo dà Musso alla “Seleccion”). Quindi, va a tutto merito alla Fiorentina averne mandati tre oltre l’Oceano Atlantico per disputare le partite di qualificazione contro Paraguay (in casa) e Perù (fuori).
Con i club inglesi e quelli tedeschi, con quelli francesi e quelli spagnoli - la curiosità è che accanto alle solite note Manchester (City e United), Liverpool e Chelsea, sempre dall’Inghilterra ci sono i marchi di Southampton, Aston Villa e Nottingham Forest- va rilevato come all’appello dei giocatori chiamati da Scaloni manchino Real Madrid e Barcellona, mentre domina la città di Siviglia con due calciatori a testa per le formazioni cittadine (compreso German Pezzella, “vecchia” conoscenza viola). Insomma, grandi nomi e grandi novità, ma nessuna è come la Fiorentina, giusto per tornare all’assioma di partenza. Sì, nel frattempo gli allenatori (non solo Italiano) delle squadre di club si vedono costretti a lavorare con un gruppo ridotto all’osso, ma la gratificazione è innegabile, così come la consapevolezza di avere in rosa tanta competitività.
Se poi ne hai e ne dai tre all’Argentina che meno di un anno fa vinceva il Mondiale, beh, allora è naturale cominciare a pensare a un progetto vincente in corso. Viola, naturalmente.
Perché Nico Gonzalez è Nico Gonzalez, 7 gol e 2 assist all’attivo in 11 presenze in stagione, decisivo, imprescindibile, numero 10 vero che vuole riprendersi quello che il destino beffardamente gli ha tolto. Perché Martinez Quarta sta tornando quel difensore in grado di fare la differenza, per rendimento e per capacità di giocare in tutte le zone del campo, qualità che appartiene a pochissimi eletti del ruolo. Dopo essersi riposizionato al centro del disegno della Fiorentina, adesso, punta a fare lo stesso anche con la Selección. E poi c’è Lucas Beltrán, un 2001 che ha conquistato e l’Albiceleste a suon di gol (in patria). È vero, in Italia non ha ancora lasciato il proprio nome impresso sul tabellino dei marcatori, ma sulle sue caratteristiche da rapace d’area il Ct non ha dubbi. Ed è per questo che il commissario tecnico biancoceleste guarda a Firenze per la sua Nazionale campione del mondo. Mica male. 
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