Il dolore
Fiorentina, è un sogno a occhi aperti
Tra i momenti epocali per un tifoso c’è questo: la classifica finalmente piace
Ci sono momenti epocali nella vita di un uomo. Ci sono momenti epocali nella vita dell’uomo, intesa come specie sulla terra, come la nascita di un figlio, la conquista della luna, ma niente è paragonabile alla vittoria contro la squadra considerata unanimemente la più forte, che ha dominato il campionato scorso. Vittoria per altro ottenuta attraverso il gioco che era il cavallo di battaglia dei suddetti, prima della sosta per le nazionali. Questo permette al tifoso di passare 15 giorni da sogno in cui può immaginare come raggiungibile qualsiasi obiettivo, l’Europa League, la Champions o, perché no, lo scudetto. Questo permette di svegliarsi al mattino sotto un cielo plumbeo e con quella pioggerellina fastidiosa che non si risolve a diventar temporale ma continua imperterrita a inumidire con la sua presenza, e nonostante questo pensare che la vita è meravigliosa. Questo, calcolato per difetto, è lo stato d’animo del tifoso della Fiorentina oggi: un tifoso che da dieci anni è stato costretto a guardare una classifica anonima e a pensare che la propria dimensione fosse l’ottavo posto. Risvegliarsi all’ottava giornata al terzo posto, con la consapevolezza di aver lasciato anche qualche punto per strada e quindi di avere una classifica ulteriormente migliorabile risveglia l’orgoglio, solletica l’ambizione e fa sognare a occhi aperti. Sognare ad occhi aperti di prendere un gol nel recupero del primo tempo e non uscirne annichiliti, ma rientrare in campo e vincere dominando. Tornare sul rettangolo verde consapevoli di avere acquistato un difensore argentino, Martinez Quarta, che è sì forte a difendere ma lo è ancora ad attaccare. Di aver comprato un attaccante angolano, Nzola, che è sì caparbio a spingere ma ancora più detyerminato a chiudere gli spazi. Che Ikoné abbia capito che nel calcio bisogna tirare in porta. Che Brekalo abbia iniziato a segnare. Che Duncan sia diventato un centrocampista totale come gli preconizzavano da quando aveva 14 anni. Che Terracciano sia San Pietro non una volta l’anno ma sempre. Che Arthur non sia quello degli ultimi tre anni. Che Nico sia Nico. Che Parisi sia un terzino sinistro che può anche commettere un errore ma poi recupera con tutte cose positive durante i 90 minuti. Che un ragazzino di 19 anni, Kayode, sia la tua freccia, il tuo orgoglio e il tuo sorriso più bello sul campo quando, fino a tre mesi fa, non sapevi neanche come si pronunciava il suo cognome. E tutto questo sogno e tutta questa gioia è sicuramente in buona parte merito dell’allenatore. Lui ha saputo aspettare, plasmare, perfezionare, sbagliare i cambi ma anche indovinarli e adesso finalmente avere una macchina perfetta. Almeno per due settimane sogneremo solo questo e guarderemo di continuo la classifica. Siamo finalmente e ufficialmente in lotta per il terzo scudetto!
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