Il Tirreno

Firenze

Il bomber viola

Senza Nico la Viola non vince

di Francesco Gensini
Senza Nico la Viola non vince

Sei gol e assist da inizio stagione, i numeri del 10 della Fiorentina sono da fuoriclasse. E pensare che c’era chi un anno fa sospettava snobbasse Firenze per il Mondiale

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FIRENZE. Ora chiamatelo SuperNico, anche se gli manca la S sotto la maglia o magari ce l’ha e non la scopre agli occhi dei tifosi viola solo per pudore. E comunque non ce n’è bisogno: è SuperNico per atteggiamento, personalità, contributo, leadership. Senza di lui non ci sarebbe questa Fiorentina capace di prendersi di nuovo la Conference League via playoff (nulla è mai scontato) e, soprattutto, di issarsi fino al terzo posto in classifica, grazie alla miglior partenza di Italiano sulla panchina viola con 14 punti conquistati in campionato a una media facile facile anche per chi non ha proprio confidenza con l’aritmetica: e siccome Italiano alla Fiorentina coincide con Gonzalez alla Fiorentina nei tempi d’arrivo e d’inizio dell’esperienza, ecco bell’e spiegato l’assunto di partenza. Vincente la Fiorentina, trascinante l’argentino.

Nico sta vivendo il momento più alto di una carriera “giovane” come altrimenti non può essere se relativa a un calciatore che ha compiuto 25 anni ad aprile, ma già ricca di squadre importanti, di tappe altrettanto significative e di numeri che vanno crescendo con l’appropriarsi di un ruolo da protagonista. Chiamasi maturazione, in una parola che mette d’accordo aspettative e valutazioni, quella che l’ex Argentinos Juniors e Stoccarda ha raggiunto adesso a Firenze passando da momenti felici e momenti difficili, da amarezze e gioie, insomma da tutto quello che va a comporre il bagaglio di un grande calciatore, che ha avuto e ha carattere e determinazione per sopportare le delusioni e trasformarle in occasioni per migliorarsi.

Tanto per dirne una: un anno fa di questi tempi, l’attaccante sudamericano aveva in mente il Mondiale in Qatar con la sua Argentina, ma i problemi fisici si ripetevano e per qualcuno anche troppo spesso, tanto che le dieci partite giocate su 23 a disposizione fino alla sosta, di cui soltanto tre da titolare con appena 389’ disputati sui 2070’ complessivi della Fiorentina, erano diventate un buon motivo non solo tra tifosi e critica per credere che Gonzalez pensasse solo al Mondiale. Che poi un infortunio gliel’ha beffardamente e dolorosamente tolto per davvero. Tappe (faticose) di un percorso che già con l’inizio del 2023 e per tutti i primi sei mesi dell’anno è diventato non più a ostacoli, ma una cavalcata libera ed entusiasmante (Nico ha trascinato la Fiorentina nelle due finali): e se c'era bisogno di una riprova, è puntualmente arrivata. Nove presenze complessive finora (ha saltato la trasferta di Udine di rientro da Genk dove era uscito alla fine del primo tempo a causa di una forte contusione tra addome e anca), quattro gol e un assist all'attivo in campionato nei 435’ minuti disputati, due gol nei succitati playoff di Conference League ed entrambi nella partita di ritorno a Firenze per ribaltare da solo lo 0-1 di Vienna e trascinare - guarda un po’ - la Fiorentina alla fase a gironi: sarà il 10 che si è preso e messo sulle spalle come celebrazione personale di un ruolo che non è più “solo” quello di esterno ma di giocatore universale che fa tutto quello che c’è da fare, sarà per il rinnovo di contratto fino al 2028 con quel «se fosse per me io rimarrei a vita a Firenze» sussurrato mentre firmava, coprendosi la bocca per non farsi sentire da Barone lì accanto, anzi per richiamare la sua attenzione e farsi proprio sentire; sarà perché davvero la Fiorentina e Firenze hanno su di lui un taglio sartoriale, elegante e disinvolto, e si sente così bene in questa squadra e in questa città da essersi investito di una responsabilità e di un “dovere” per ridare indietro qualcosa di importante alle due parti. Più che altro la Fiorentina e Firenze gli permettono di esprimersi da campione. Bisogna essere calciatori super non solo nei fondamentali e nella tecnica: e SuperNico lo è.
 

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