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Viola C’è da riaccendere la luce. Vanno strette le maglie dietro

di Francesca Bandinelli
Viola C’è da riaccendere la luce. Vanno strette le maglie dietro

La difesa è la più bucata della Serie A: l’obiettivo è trovare il giusto equilibrio

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FIRENZE. Il buio a San Siro è stato fin troppo evidente, ma non è affatto tardi per correre ai ripari. Sì, è vero, quella della Fiorentina è la peggior difesa della Serie A con 7 gol incassati (+ 2 dell’Empoli, fanalino di coda della Serie A): Christensen, il portiere danese arrivato in questa finestra di mercato, ha già subìto 6 delle 7 reti totali (la prima volta, a Genova, nella gara vinta per 4-1 sui rossoblù, in porta c’era Terracciano), ma come ha detto Italiano in questo momento va difeso. Semmai vanno registrati gli ingranaggi di reparto, in modo da ridurre in maniera sensibile il margine di errore.
E poi, c’è da far sì che il giocatore più rappresentativo della squadra, Nico Gonzalez, trovi finalmente la strada della continuità. Senza i suoi guizzi fatica tutto il gruppo, aspettando che pure i movimenti degli attaccanti riescano a farsi più chirurgici. Se da una parte, rispetto alla passata stagione, è cresciuto il possesso palla – la Fiorentina è la seconda squadra della Serie A, secondo le statistiche raccolte dalla Lega -, sono diminuiti i chilometri medi percorsi: è vero, i viola sono l’unico club che in queste prime settimane è dovuto scendere in campo anche per decidere la qualificazione in campo internazionale, ma la fatica non può certo essere una scusa. Italiano, che la passata stagione era stato criticato per il turnover esasperato, con cambi anche per nove undicesimi, dopo l’inversione a U fatta in occasione dell’ultima partita giocata (solo 2 i cambi), ha già fatto “mea culpa”: serve trovare il giusto punto di equilibrio per non ripetere lo stesso errore del recente passato, con i tanti punti lasciati sulla strada della Serie A.
Il primo passo deve essere quello di chiudere le maglie dietro, cancellando così il terribile vizio di lasciarsi castigare, di fatto, al primo errore commesso. È successo a Marassi, con la rete di Biraschi e pure all’andata del playoff, a Vienna, con l’ingenuità di Mandragora che ha procurato il calcio di rigore capace di sbloccare un match algido di occasioni, almeno da parte degli austriaci. Il fatto è che a Milano, tra chiusure mancate e scarsa precisione, ha suonato lo stesso disco. E poi, là davanti serve più cinismo. Si deve dare tempo a Beltran di calarsi nelle dinamiche di gioco, dimostrando di essere davvero quel “vichingo” d’attacco che Firenze aspettava da troppo tempo, mentre Nzola approfitterà di questi giorni per mettere nelle gambe la giusta quantità di benzina per alzare i giri del motore fin dalla ripresa. Ha lavorato praticamente da solo fino al trasferimento alla Fiorentina, per poi cercare di recuperare il tempo affondando il piede sull’acceleratore. Italiano lo conosce molto bene: sa che serve pazienza, la stessa di cui bisogna nutrirsi in questi giorni di digiuno forzato dal pallone. Alla ripresa, però, non si potrà sbagliare niente: il Franchi aspetta ancora di festeggiare il primo successo interno in Serie A e per tornare a muovere la classifica in maniera decisa non ci sono alternative. Dopo il buio, c’è solo da riaccendere la luce. 
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