Sicurezza
Fiorentina, cuore e tanto Nico Gonzalez elimina il Rapid
L’esterno argentino mette a segno una doppietta e trascina la squadra Commisso si gode lo show. Per Amrabat saluti vicini: c’è anche il Fulham
FIRENZE. Un passo di tango, di quelli capaci di rivendicare amore e orgoglio. Con quella 10 sulle spalle indossata oltre sessant’anni dopo l’ultimo argentino, Gonzalez diventa detonatore d’entusiasmo. Allora, nel ’55/’56 Miguel Montuori trascinò la Fiorentina dritta fino allo scudetto per la prima volta nella sua storia, stavolta, Nico invece stavolta mette il sigillo, doppio, sul ritorno in Europa. È lui a spalancare il cancello verso l’inizio di un nuovo sogno, lui che è capace di farsi, oltre che bomber, pure amuleto: sì, perché ogni volta che il suo nome finisce nel tabellino dei marcatori, la sua squadra vince. Quattro gol in altrettante gare totali. La sconfitta dell’andata del playoff di qualificazione contro il Rapid Vienna, su rigore di Grull, diventa un ricordo, forse anche una lezione da tenere a mente, perché il 2-0 di ieri sera, di fronte a poco più di 25mila spettatori ha spazzato via in un colpo solo tutte le tossine.
Certo, non sono mancati i brividi, specie dopo 7 minuti, con la traversa colpita da Mayulu: poi, però, la Fiorentina è cresciuta, ha ritrovato dinamismo e triangolazioni, nonostante qualche errore di troppo in fase di finalizzazione. Nzola, per esempio, si è divorato in maniera incredibile, la rete del possibile vantaggio, dopo aver messo a sedere Hedl: avrebbe potuto dribblarlo, invece è riuscito a farlo esaltare spazzando via il pericolo di piede. È stato in questo preciso istante, però, che per la Fiorentina si è riacceso l’interruttore della squadra cinica, capace di andarsi a prendere ad ogni costo l’obiettivo. È così che i viola, col passare dei minuti, hanno messo alle corde del ring gli austriaci, più forti anche di qualche decisione arbitrale discutibile, soprattutto nella gestione dei cartellini. È vero c’è stato un altro lampo, in avvio di ripresa, del solito Mayulu, ma si è trattato di un sussulto, se non istantaneo quasi. Beltran, subentrato al 15’ della ripresa, ha subito fatto valere il peso della sua qualità, tra tagli chirurgici in area e movimenti a disorientare la retroguardia avversaria, mentre Mandragora, dalla distanza, ha pareggiato il conto dei pali, facendo prima vibrare più volte la traversa sotto la curva Fiesole e poi procurando il calcio di rigore per fallo di mano di Sattleberger con cui Gonzalez ha raddoppiato.
Al fischio finale, l’euforia è diventata incontenibile. La finalista dell’ultima edizione di Conference, adesso, può davvero ricominciare la sua scalata verso Atene, lì dove si solleverà la prossima coppa, sognando di nuovo di riportare un trofeo a Firenze. Alla fine, festeggiano tutti, dai giocatori (Beltran lo ha fatto due volte, convocato per la prima volta dal Ct della Seleccion Scaloni) fino ai dirigenti, con in testa il presidente Commisso. «Non abbiamo rubato nulla, andiamo avanti con merito – ha detto al termine della gara ai microfoni di Sky -.I ragazzi hanno fatto bene e per noi è importantissimo. Sono contento per i tifosi, per i giocatori, per l’allenatore, per la mia famiglia e per me, anche se vorrei dire a quel sostenitore che da inizio gara ha criticato Italiano che non si fa così. I ragazzi e l’allenatore vanno incoraggiati». Adesso, a qualificazione ottenuta, c’è tempo per il rush finale di mercato, a cominciare con la cessione di Amrabat. Non c’è solo il Manchester United sulle sue tracce, ma anche il Fulham che per il centrocampista Nazionale del Marocco si sarebbe spinto alla soglia dei 30 milioni di euro per il cartellino, quasi la cifra richiesta inizialmente dalla Fiorentina. Dovesse partire, al suo posto potrebbe arrivare Demme, ai margini dei progetti col Napoli, mentre in difesa gli occhi sono tutti per Arthur Theate, difensore belga del Rennes per cui i viola potrebbero provare a chiudere in prestito oneroso con diritto di riscatto.
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