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L’analisi

Fiorentina, il solo Gonzalez non basta: la rivoluzione dipende dagli esterni

di Francesco Gensini
Fiorentina, il solo Gonzalez non basta: la rivoluzione dipende dagli esterni

Il gioco di Italiano passa dalle ali: da Brekalo a Sottil, serve lo scatto decisivo

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FIRENZE. Esterno d’attacco: se c’è un ruolo che caratterizza il gioco di Vincenzo Italiano, questo è. Sia nel 4-3-3, che è il modulo originario da cui discende tutto, sia nel 4-2-3-1, che poi è diventato il marchio di fabbrica dell’allenatore siciliano: cambiano gli interpreti e soprattutto il modo di giocare passando da uno all’altro, ma sempre di esterni offensivi si tratta che hanno come compito, due in uno, quello di dare profondità e incisività.

Preambolo abbastanza lungo per dire che la Fiorentina della stagione appena iniziata sembra ricalcare purtroppo quella della passata: quando ha fatto tanta fatica, a volte enorme, a mettere in pratica ciò che vuole Italiano da metà in campo in avanti. Sulle fasce. L’anno scorso è stato (con)causa delle difficoltà spesso evidenziate dalla squadra viola a concretizzare l’azione. Creavano, Biraghi e compagni, e non rifinivano. E la colpa, se così si può chiamare, era della fase d’attacco nel suo insieme, nella quale però gli esterni hanno ruolo e responsabilità precise.

Fatto salvo Nico Gonzalez (che sta tra l’altro modificando il proprio modo di giocare, aggiungendo la componente da trequartista grazie alle sue indubbie doti tecniche e balistiche) e anche per lui senza la necessaria continuità, tutti gli altri interpreti del ruolo sono più o meno mancati negli appuntamenti che poi contavano dentro una stagione comunque lunghissima (sessanta partite, record assoluto nella storia del club viola). Da Ikoné a Kouame (impiegato da centravanti in più di un’occasione allora per sopperire alle carenze realizzative o allo stato di forma non adeguato di Cabral e Jovic), da Brekalo a Sottil fino a Saponara che poi alla scadenza del contratto ha trovato nuova casa a Verona, nessuno è davvero riuscito a lasciare il segno. Anzi, sono stati più i passaggi in chiaroscuro che quelli colorati, più le note negative che quelle positive. Saponara è andato via, ma cinque sono rimasti e adesso siamo in pratica di nuovo ad affrontare subito la stessa questione. Sì, calma e gesso.

Tre gare sono poche, sono nulla, però le avvisaglie sono quelle e serve un cambio di rendimento deciso. Forse ancora prima di atteggiamento, anche per ripagare la fiducia della Fiorentina che – giusto o sbagliato lo diranno i mesi a seguire – ha deciso di puntare ancora forte su di loro non intervenendo sul mercato in quella zona di campo. Quindi, lo step in avanti deciso, sono chiamati a farlo Brekalo e Kouame, Ikoné e Sottil (alle prese con problemi fisici in questo avvio), proprio perché dalle loro prestazioni dipende una fetta non marginale delle fortune della squadra viola. Italiano l’ha ripetuto un sacco di volte che chiedeva e voleva gol dagli esterni l’anno scorso quando le cose non cambiavano: la speranza di tifosi e ambiente viola è che a breve non rimetta il solito disco. Se non lo farà, significherà che Brekalo si è meritato la fiducia che tutti al Viola Park gli danno, che Ikoné ha finalmente imparato ad essere concreto per premiare le sue qualità, che Sottil ha trovato uno spartito definitivo e che Kouame – in tempi di motori ibridi – è riuscito a privilegiare da incursore di fascia a quella di uomo adatto e adattato a tutte le circostanze. Se c’è un modulo (meglio: sistema di gioco) che esalta gli esterni d’attacco, questo è quello che Italiano porta avanti non senza prendersi a volte qualche critica per una certa intransigenza di pensiero: varrebbe la pena che chi di dovere lo ripagasse, no?  

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