Il Tirreno

Firenze

L'analisi

Viola, l’illusione dura un tempo

di Francesca Bandinelli
Viola, l’illusione dura un tempo

Nico Gonzalez la sblocca, Duncan raddoppia e si vede negare la doppietta dal palo. Poi il Lecce sale in cattedra e completa la rimonta: cambi perfetti per D’Aversa

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Avrebbe dovuto essere, considerato il preambolo, la celebrazione di un altro trionfo, sempre in campionato dopo quello di Marassi col Genoa, ma la Fiorentina è durata troppo poco, un tempo solo. Firenze era pronta a festeggiare una nuova vittoria in A, con conseguente primo posto in classifica, ma alla fine ieri sera erano tutti lì, a leccarsi le ferite, per un pari, 2-2, dal sapore di beffa. Sì, perché la squadra, all’improvviso, si è smarrita, frastornata dalla capacità di rialzarsi del Lecce, la stessa che i giallorossi avevano già mostrato una settimana fa contro la Lazio. La seconda rimonta consecutiva è quella della squadra costruita da Pantaleo Corvino, ex ds viola, quattro gol nelle prime due giornate, di cui tre messi a segno da altrettanti volti nuovi. La Fiorentina, che pure nei primi 45 minuti oltre ad andare in rete per due volte, prima con Nico Gonzalez e poi con Duncan (suo il gol numero 4000 della storia viola in A) che si è visto negare il tris dal palo, nella ripresa soffre i cambi di D’Aversa. Di fatto, sono le sue letture tattiche a mettere in gabbia i viola. Gallo e Gonzalez, mandati in tilt da Nico e Dodô, lasciano il posto Dorgu e Kaba. Il resto lo fa Rafia su Arthur. È proprio da un errore del centrocampista brasiliano che nasce l’azione capace di riaprire la gara: Banda recupera il pallone, mette in moto Rafia ed è lui, dalla distanza, a scaraventare il pallone sotto la traversa, battendo il debuttante Christensen, col primo tiro in porta del Lecce. La Fiorentina appare come immobilizzata, in preda a un incantesimo. Il Lecce cresce e i viola faticano in tutto, a salire e a trovare le posizioni. Ed è sempre dalla panchina che arriva, ancora una volta, la svolta per i salentini: entra Krstovic per Rafia, sfinito, ed è lui, dopo 98 secondi a brindare al debutto con una rete, capace di rimettere in equilibrio la partita. Da attaccante vero, di testa, sfruttando l’ennesimo cross di Banda e bruciando Quarta, si accende i riflettori addosso. Non basta nemmeno l’ingresso in campo di Infantino e Kouame per capitalizzare l’arrembaggio finale: l’ivoriano va a pochi millimetri dalla rete del 3-2, scaraventando il pallone a fil di palo, mentre l’iniziale dischetto indicato da Ferrieri Caputi viene cancellato dalla posizione irregolare di Nzola, subentrato a Beltrán, volitivo ma ancora non graffiante. Non sorridono i tre viola al debutto dall’inizio, Christensen, Parisi e l’argentino, come il resto della squadra. In vista della sfida di giovedì, per il ritorno col Rapid Vienna, c’è da ritrovare subito il giusto punto di equilibrio: serve cinismo e sfrontatezza, quella che, come si fosse spenta la luce, è mancata ieri sera. Prima del fischio d’inizio, tra le premiazioni di Terracciano per la centesima partita in viola e la standing ovation al fiorentino Leonardo Fabbri, vice-campione del mondo di lancio del peso ai Mondiali di Budapest, il Franchi si è stretto attorno alla famiglia di Kataleya, la bambina di 5 anni scomparsa il 10 giugno scorso dall’ex hotel Astor. “Restituite Kataleya” è il messaggio apparso sul maxischermo, insieme alla fotografia della piccola, accompagnata dagli applausi dei presenti.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa