Italia
Fiorentina, la partenza è in salita. Ko contro il Rapid Vienna
Mandragora causa un calcio di rigore trattenendo Hofmann. Infantino, Beltran e Gonzalez, in pieno recupero, sprecano: la qualificazione si decide al Franchi tra una settimana, ma bisogna vincere.
FIRENZE. A Vienna, vince il Rapid che, nel terzo turno preliminare, davanti al proprio pubblico, non era andato oltre lo 0-0, per dilagare poi in trasferta. La Fiorentina, dopo il rotondo successo di Marassi contro il Genoa, si ferma nell’andata dei play off di Conference League, quasi come una maledizione. Dopo Bowen, l’autore del gol-vittoria a Praga, nella finale col West Ham, stavolta il mattatore è Grull, lesto a capitalizzare il calcio di rigore causato da Mandragora. Il ritorno in campo internazionale dell’ultima finalista della competizione è quantomeno in salita, con un ko che fa male soprattutto per la genesi. Sì, perché alla fine il Rapid si è fatto vivo dalle parti di Terracciano solo mettendo il pallone sul dischetto. C’è stato un brivido poco dopo il quarto d’ora, nella prima frazione di gara, quando la palla tesa messa in mezzo da Schick ha attraversato tutta l’area senza trovare nessuno in grado di indirizzarla verso la porta avversaria, ma praticamente niente più. Sì, il Rapid ha portato la Viola ha sbagliare, l’analisi del tecnico degli austriaci è la sintesi perfetta.
Perché la Fiorentina, invece, il gioco ha provato a dettarlo, salvo però riuscire a farsi pericolosa solo in extremis, con due subentrati, il giovane Infantino, servito al meglio da Beltrán, e poi con Nico Gonzalez, con l’estremo difensore della squadra di casa, Hedl, capace in entrambi i casi di fare la differenza, mettendoci il guantone e accovacciandosi sul pallone, a fil di palo, quando ormai anche il tempo di recupero era scaduto.
I più propositivi sono stati proprio i calciatori chiamati a rilevare i compagni: ci ha provato con qualche accelerata Sottil (per Brekalo), e pure Duncan (per Mandragora). La reazione, insomma, c’è stata ed è da qui che bisogna ripartire. Tra una settimana, al Franchi, servirà un’altra Fiorentina, capace di rovesciare tutto, risultato e prospettiva, riaprendo un sogno a cui nessuno ha intenzione di rinunciare, il cammino verso la finale di Atene.
Rispetto alla gara di Genova, Italiano non cambia quasi nulla: c’è Dodô al posto del baby Kayode, mentre lo scheletro della formazione è identico. I ritmi, da subito, appaiono bassi, con la Fiorentina attenta nel produrre una mole importante di gioco, a cominciare dal possesso palla (oltre il 65%) e il Rapid Vienna scaltro a sfruttare le ripartenze, in velocità sulle corsie laterali. Il primo squillo è di Nzola, che si gira in area, con la difesa austriaca brava ad allontanare, poi è Schick a far correre il primo brivido lungo la schiena dei tifosi viola davanti alla tv (la trasferta era vietata, per il turno di squalifica imposto dalla Uefa dopo i disordini di Basilea). Al 25’, di testa, in un’azione fotocopia di quella del 3-0 di Marassi, Nico, di testa, prova a farsi protagonista e a mettere i panni del bomber, ma la sua conclusione è centrale. Poco dopo, il pasticcio in area di Mandragora, scomposto nel tirare a terra Hofmann, mette subito la partita sui binari sbagliati, anche sul piano morale. L’ammonizione rimediata da Bonaventura per un fallo di reazione è la fotografia che resta nella mente, così come la voglia di provare ad aumentare il ritmo col passare dei minuti, consapevoli dell’alta posta in palio. Nella ripresa, provano ad accendersi in tanti, ma sono solo gli argentini i più pericolosi, seppur imprecisi.
«All’inizio, abbiamo mosso il pallone lentamente – spiega Italiano -. Non siamo riusciti a trovare il gol, ma la risposta della squadra c’è stata. Beltrán con Nzola? Andare all’arrembaggio avrebbe fatto rischiare di subire ancora: incassare un’altra rete sarebbe stato pesante. È il primo tempo che ci ha fatto perdere la gara, ma davanti al nostro pubblico possiamo fare meglio. Ci è mancato un pizzico di cinismo, quello che invece avevamo avuto a Genova».
Sul fronte mercato, intanto, continua a tenere banco la questione relativa ad Amrabat, nemmeno convocato per la gara di ieri in Austria. «Ancora non ci sono state le offerte giuste – ha spiegato prima dell’inizio della gara a Sky il ds Joe Barone: se ci sono giocatori che non sono contenti, noi possiamo valutare quello che ci viene proposto. Gonzalez? Nico non è in vendita, è un calciatore che fa la differenza. Il presidente ha chiesto di fare un mercato di rilievo e noi stiamo lavorando in quella direzione». Per Jovic, invece, continua a restare aperta la strada che porta all’Olympiacos.
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