Il Tirreno

Firenze

Il figlio del vivaio

Kayode Umiltà, lavoro e talento. Dopo l’Europa conquista la Viola

di Brunella Ciullini

	L’inchino di Dodô a Kayode al momento del cambio, a Marassi
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L’inchino di Dodô a Kayode al momento del cambio, a Marassi

«Debuttando in A ho realizzato il sogno di bambino, ma la strada è lunga»

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FIRENZE. «Ho realizzato il sogno di un piccolo bambino che fino a qualche anno fa guardava la Serie A solo in tv». All’indomani del suo debutto nel massimo campionato contro il Genoa a Marassi, dove Italiano lo ha schierato titolare a sorpresa, il diciannovenne Michael Kayode consegna ai social tutta la sua gioia. È stata una "prima volta"strepitosa, che ha sbalordito tutti, dagli addetti ai lavori ai tifosi fino ai compagni, compreso Dodô che al momento di entrare al suo posto, alla fine di una gara dominata dai viola, si è lasciato andare ad un inchino per omaggiarlo. «Bella partita fratello mio» ha postato il brasiliano sui social aggiungendo: «Questo ragazzo è un fenomeno». Il commento di Kayode che sta vivendo un’estate da leoni - è grazie al suo gol di testa che l’Italia Under 19 si è laureata campione d’Europa a luglio contro il Portogallo - non s’è fatto attendere: «Sei la mia ispirazione, grazie di tutto».

Su quella fascia destra il baby viola ha colpito per personalità, fisicità, bravura, determinazione. Facendosi applaudire anche per qualche giocata di classe. A molti poi sarà venuto in mente un altro esordio speciale di qualche anno fa, quando Paulo Sousa allora allenatore della Fiorentina gettò nella mischia sorprendendo tutti un certo Federico Chiesa alla prima di campionato in casa della Juventus. Se il buondì si vede dal mattina nel clan viola si può essere fiduciosi. Non a caso Italiano ha detto a fine partita: «Dopo la rete nella finale europea Michael è arrivato carico, girava per il Viola Park con la medaglia al collo. Ha un grande motore, una grande corsa e un grande carattere e non si è fatto intimidire da nulla, palla al piede sa come si gioca. Dodô non era al 100% così ho voluto premiarlo. Deve ancora lavorare tanto ma spero si confermi. Lui e Dodô a destra saranno molto importanti quest’anno per noi». Applausi anche dal ds Pradé: «Non è mai bello parlare dei singoli ma Kayode è stato incredibile». Lui si tiene stretto tutto e sempre attraverso i social aggiunge: «Voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno fatto raggiungere questo grandissimo obiettivo. Dalla famiglia ai mister, i compagni di squadra, lo staff e tutte le persone che hanno creduto in me. Non ho ancora fatto nulla, la strada è ancora lunga, ma sono riuscito a realizzare il sogno di quel piccolo bambino». 

Chissà come si mangeranno le mani alla Juve dove l’esterno classe 2004 originario di Borgomanero (provincia di Novara), passaporto italiano e nigeriano, tanta ammirazione per Cafu, ha fatto le giovanili prima di essere "scartato". Fortuna per lui la possibilità di mettersi in mostra gliela dette il Gozzano, in Serie D, con cui esordì il 22 ottobre 2020 a 16 anni. «Ho fatto un passo indietro, tornando nei dilettanti, per farne due in avanti» raccontò a suo tempo il buon Michael. Un doppio passato che gli è servito per approdare a Firenze (da dove nessuno intende lasciarselo scappare, nonostante il pressing arrivato anche dalla Germania e dalla Bundesliga): a scoprirlo è stato lo scout Andrea Ritorni, nel 2021 si è formalizzato il passaggio alla Fiorentina a parametro zero, essendo il Gozzano fallito, e per lui è arrivato un contratto fino al 2025 con opzione per un altro anno. Titolare fisso nella Primavera e nell’Under 19, Italiano la scorsa stagione lo ha portato in panchina in occasione di alcune gare di A (con Roma e Atalanta) e Coppa Italia (con la Sampdoria) fino al clamoroso debutto dell’altra sera. Ma questa è già storia. Il futuro è di Kayode.

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