Proteste
Fiorentina, è subito uno show: cinismo e spettacolo. Cosa esaltare della notte di Marassi
Poker di gol a Marassi: Biraghi si inventa un destro d’autore, poi raddoppia Bonaventura. Gonzalez e Mandragora chiudono i conti. L’unica sbavatura è la rete subita da Biraschi
C’era voglia di ricominciare col piede giusto, per spazzare via le tossine dell’ultimo, velenosissimo ko, in finale di Conference League. E la Fiorentina, pur con alcuni interpreti nuovi, non ha sbagliato niente. L’unica defaillance, a volerne trovare una, è stata la rete incassata da Biraschi, messo in moto dal pallone toccato di testa da Frendrup. Anzi, la Viola ha corretto in un colpo solo quelle che erano state le sbavature che avevano costellato la passata stagione.
Si diceva mancasse cinismo, che la squadra non riuscisse a capitalizzare la mole di gioco costruita, ma ieri sera, nella bolgia di Marassi, non è stato affatto così. Delle cinque conclusioni in porta (sette coi due tiri respinti), ben quattro sono finite in rete, con altrettanti marcatori diversi. Hanno segnato un po’ tutti: difensori, col destro all’incrocio di Biraghi; centrocampisti, con Bonaventura e Mandragora, e pure attaccanti, con la zampata di Nico Gonzalez, il nuovo 10 di Firenze. La sfida argentina con Retegui, l’ha vinta il viola, prima costruendo i presupposti del raddoppio viola, poi mettendoci il sigillo, calando il tris, con una rete di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto dal capitano, con un terzo tempo capace di bruciare i centrali difensivi rossoblù. Ma non è tutto, perché l’altra nota positiva è quella mostrata continuamente dal giovane Michael Kayode. Dopo aver trascinato l’Italia Under19 alla conquista dell’Europeo di categoria contro il Portogallo, ieri sera, sulla sua fascia, a destra, non si è fermato un attimo. Non si è lasciato distrarre dall’emozione del debutto nel calcio professionistico: si è preoccupato solo di macinare chilometri, chiudere diagonali con la sfrontatezza di un veterano e di sbarrare la strada a chiunque degli avversari gli si presentasse davanti. È indiscutibilmente lui l’alter ego di Dodô: se mai ci fosse stato bisogno di una riprova, dopo quanto visto nelle amichevoli estive, ieri il figlio del settore giovanile della Fiorentina ha certificato le sue qualità, mettendole in vetrina.
Arthur, invece, l’altro volto nuovo arrivato in questa finestra di trasferimenti, si è trasformato nel cattura palloni perfetto, capace di garantire ordine tattico e geometrie in grado di fare la differenza. Lo aveva promesso fin dall’inizio che questa sarebbe stata la stagione della rinascita e non sta tradendo le aspettative. Nzola, dal canto suo, forte della conoscenza del calcio italiano e pure della manovra offensiva di Italiano, ha vinto la concorrenza con Beltrán, rimasto inizialmente in panchina, e pur non segnando ha saputo farsi comunque prezioso, coi movimenti giusti per la squadra.
È stato il suo guizzo a mettere in moto l’inserimento di Biraghi per il vantaggio viola, così come il lavoro di forza per liberare Milenkovic e mandarlo al tiro (sporcato da Jagiello, è finito di poco a lato), non riuscendo solo a bagnare l’esordio con la nuova maglia con una rete. La staffetta con il collega acquistato dal River Plate c’è stata sul finale, con il "vikingo" capace di impegnare subito Martinez: poco dopo è stata la volta dell’esordio di Gino Infantino, il talento acquistato dal Rosario Central.
La Fiorentina diverte e si diverte: c’è solo da continuare, la direzione è quella giusta. E Rocco Commisso, presente a Genova, ora più che mai è pronto a godersi lo spettacolo.
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