Sicurezza
Viola, tre jolly per l’Europa
Dodô, Bonaventura e Gonzalez sono pronti a dare l’assalto ai vertici della classifica. Aspettando il verdetto della Uefa sulla prossima Conference, Italiano ricomincia da qui
Firenze La caccia all’Europa è il piano della Fiorentina: se poi dovesse essere un’Europa con il simbolo della Conference League grazie al ripescaggio ai danni della Juventus (la settimana appena iniziata dovrebbe portare qualche novità in tal senso) sarebbe un’aggiunta e poco cambierebbe. Il vero obiettivo rimane sempre e comunque fare della squadra viola una protagonista sui palcoscenici continentali nel presente e nel futuro, e non è un mistero che l’Europa League, tanto per dire la competizione che è anche l’obiettivo dichiarato, sia in cima ai desideri di Rocco Commisso. Finora inesauditi.
Per questo il gruppo di Italiano ci riproverà con gli innesti che servono per alzare il livello, ma anche contando sulla base solidissima che il tecnico siciliano ha saputo costruire in questi due anni alla guida della Fiorentina. Una base che a sua volta ha almeno tre pilastri portanti: non di più, perché il mercato è ormai diventato una variabile impazzita e quello che è certo oggi diventa incerto domani. Ma Dodô, Bonaventura e Nico Gonzalez sono punti cardine. Non diventati tali a caso, non decisi per scelta soggettiva, anzi, ma solo e soltanto per quello che hanno saputo fare sul campo.
Il brasiliano è l’esempio più nitido. E il merito è esclusivamente dell’ex Shakhtar, che da timido e impacciato dei primi mesi a Firenze si è trasformato in dirompente e trascinante, idolo incontrastato dei tifosi (e di Italiano) per il suo modo di giocare sempre a mille all’ora e con tanta qualità. Pagato 18 milioni (14,5 di parte fissa+3,5 di bonus), adesso c’è la fila davanti alla porta della sede viola per lui, ma nessuno si sogna di aprire quella porta per far entrare eventuali compratori. Ci vorrebbe l’offerta folle per far cambiare idea e piani, ma folle davvero, altrimenti a Dodô sarà affidato ancora il compito (fondamentale) di scardinare le difese avversarie con la sua velocità, le sue incursioni, la sua inventiva. Più ala che terzino, senza dubbio valore aggiunto.
Come lo è Giacomo “Jack” Bonaventura, perché un punto fermo che più fermo non si può è difficile essere a 34 anni e a un tratto della carriera in cui il bilancio prende il sopravvento sulle prospettive. Non nel caso del centrocampista marchigiano, affamato di successi e vittorie come quando cominciava ad affacciarsi al calcio che conta quindici stagioni indietro. Si è preso la Fiorentina con gli assist e i gol pesanti, le prestazioni illuminate in virtù di una visione di gioco e un’intelligenza tattica che pochi hanno. In Italia, non nella squadra viola. Si è preso la Fiorentina e non la lascerà finché non l’avrà portata dove ha in mente.
E infine Nico Gonzalez, sopra a tutto e tutti. L’elemento che può fare la differenza, diamante non più grezzo di questo gruppo perché capace di segnare e di rifinire l’azione, di dare una mano in difesa e di battagliare quando la spada prende il posto del fioretto. Capace di essere decisivo quando conta e non è una coincidenza (non può esserlo) che la firma sulla conquista delle due finali ce l’abbia messa lui segnando in entrambe le semifinali di Coppa Italia (suo anche il vantaggio provvisorio poi all’Olimpico contro l’Inter) e di Conference League.
Commisso ha rifiutato 35 milioni dal Leicester a gennaio e ora è pronto a rimandare indietro le pazze offerte dall’Arabia: contando su Nico che vuole rimanere a Firenze per fare grande la Fiorentina. l
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