Viola, una gara per la storia
Mister Italiano e i suoi sono arrivati all’atto decisivo della Conference League. A Praga la Fiorentina ci riprova a sessantadue anni dall’ultima vittoria europea
FIRENZE. Sessantadue anni dall’ultima vittoria europea, trentatré dall’ultima finale sempre col marchio Uefa e aggiungiamoci i ventidue dall’ultimo successo in Coppa Italia che diventano almeno ventitré, perché l’Olimpico di Roma meno di due settimane fa non è stato amico dei colori viola: la stagione da protagonista da parte della squadra di Italiano ha riportato in superficie ricordi lontani e date che andavano cercate sugli almanacchi un tempo e oggi su qualche sito specializzato in statistiche, ma dopodomani la Fiorentina proverà a rinfrescare e aggiornare una storia (la propria) che tante volte ha scritto con pagine di gloria nel suo quasi secolo di vita.
C’è Praga, c’è il West Ham, e insieme compongono l’atto conclusivo e decisivo della Conference League che non fa dormire Vincenzo Italiano da giorni, forse dalla notte tra il 24 e il 25 maggio, quando lui e i suoi calciatori sono tornati sconfitti (sul campo, ma certo non nell’atteggiamento, nel gioco e nel valore) dalla partita che valeva la Coppa Italia: se possibile, quello stop ha acuito il senso di responsabilità nei confronti della città e dei tifosi viola, se possibile ha aumentato la voglia di “rivalsa” nella maniera più idonea che sia consentito. Vincendo un trofeo internazionale. Come, relativamente a quelle che sono sempre state le competizioni internazionali più prestigiose, la Fiorentina non fa dal 1961: nell’altra occasione in cui la squadra viola è riuscita a mettere insieme due finali nella stessa stagione, una in Italia e una in Europa (giusto per ribadire la portata di quanto fatto quest’anno da Italiano e dai suoi), Hamrin e compagni si presero la Coppa delle Coppe nella doppia finale con i Rangers Glasgow. Da quel momento, al livello continentale più alto, l'opportunità più vicina per concedere il bis risale alla stagione 1989-90 e al "derby" italiano contro la Juventus che ancora provoca rabbia nell’ambiente viola più per le modalità (finale di ritorno ad Avellino e non a Firenze per la squalifica dell’allora Comunale) che per la sconfitta stessa: finale persa e tutto rimandato.
Il quando e come l’hanno stabilito Biraghi e compagni con una cavalcata imperiosa da agosto a maggio, dal Twente al Basilea: e adesso il West Ham. Ci riproverà, la Fiorentina, a riscrivere la storia, forte della conoscenza di un passato che è stato comunque ricco di gloria per i colori viola, come i tifosi della Curva Fiesole ricordano spesso ai calciatori di Italiano ogni volta che inneggiano agli eroi del 1956. Da cui tutto, o quasi tutto, ha avuto inizio in questo excursus temporale per comprendere che Praga è “solo” un nuovo appuntamento dentro la storia dalla Fiorentina. Dalla finale della Coppa Italia 1939-40 vinta sul Genoa agli albori del calcio ad oggi, cioè a mercoledì escluso, la formazione viola ha disputato complessivamente ventiquattro finali in cui si assegnava un trofeo e il formidabile gruppo di Bernardini ha impreziosito subito questa lunga serie disputando la prima finale di Coppa dei Campioni: il Real Madrid era già il Real Madrid e il modo del 2-0 per i “Blancos” la memoria viola “ancor offende”, parafrasando (e chiedendo scusa) al Sommo Poeta. Altre ventidue finali ci sono state a seguire da quel lontano 1957, complessivamente molte vinte (11), molte altre perse (13, compresa la più recente già citata dell’Olimpico contro l’Inter in Coppa Italia). Ma ce n’è una a cui Firenze e i tifosi guardano con un occhio particolare: quella della Coppa di Lega Italo-Inglese 1975, tra la vincitrice l’anno precedente della Coppa Italia e la vincitrice della Coppa d’Inghilterra. La Fiorentina da una parte, il West Ham dall’altra: 1-0 a Firenze con gol di Guerini, 1-0 a Londra con gol di Walter Speggiorin e Coppa alzata da capitan Claudio Merlo. Magari un terzo 1-0 a Praga e la storia è riscritta.
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