La protesta
Larissa Iapichino esalta il Ridolfi. Papà Gianni: «È cresciuta tanto»
«Ha gareggiato con atlete che potrebbero contendersi una finale olimpica»
FIRENZE. In una notte, nonostante le condizioni climatiche non favorevoli e l’abbondante pioggia caduta su Firenze, Larissa Iapichino si è presa tutto. La prima vittoria in una tappa di Diamond League, in casa, in quel Ridolfi tempio dei propri allenamenti, e la soddisfazione di essersi tenuta alle spalle Tara Davis-Woodhall (6,74 metri) e Marina Bekh-Romanchuk (6,59). «Non ci sono parole per descrivere questo momento - ha scritto la saltatrice su Instagram -. Siete stati magici». Si è fatta trovare al posto giusto nel momento migliore, mettendo insieme un salto, al primo tentativo, appena 4 centimetri sotto a quello del debutto stagionale in Grecia, stabilito controvento. La soddisfazione per quel 6,79, stavolta è doppia. E Gianni Iapichino, padre e soprattutto allenatore, sorride. «Sì, buon sangue non mente, anche se Larissa è tecnicamente diversa da sua madre Fiona. Le somiglia caratterialmente: anche lei, in gara, sa essere una tosta».Gianni Iapichino, che cosa rappresenta questo successo? «È un percorso che nasce da lontano, dalla fine del 2021, quando abbiamo iniziato la preparazione invernale. Larissa partiva da uno stato fisico e tecnico non ottimale. Ha dovuto imparare tanto, ma si è dimostrata ricettiva. Il 2022 è stato un anno complicato, in cui ha dovuto iniziare col metabolizzare il lavoro. Ha dimostrato grande maturità, anche nelle difficoltà. Non è riuscita a strappare il pass per la finale di qualificazione a quel Mondiale, ma ha tratto il meglio da quell’esperienza, nonostante quei 4 centimetri in meno che le hanno chiuso la porta di un sogno».La svolta quando è arrivata? «Alla fine del 2022. È stato il momento del passo in avanti sotto il profilo psicologico, qello del "nessun timore reverenziale". L’altra sera, Larissa si è trovata di fronte il gotha del salto in lungo, quelle stesse atlete che potrebbero far parte della cerchia ristretta di una finale Olimpica. Il Golden Gala è stato un antipasto dei prossimi Mondiali di Budapest». Vincere davanti al proprio pubblico non è mai facile.«Forse sì, ma non l’ho mai vista "sovraccarica" di responsabilità. Larissa è riuscita a trasferire la sua concentrazione in pedana, traendo energia dalla spinta del pubblico, ma sempre con quel pizzico di leggerezza che può fare la differenza».Ora, si guarda al Mondiale con un sorriso in più.«A Budapest, la sfida si giocherà tutta in pochissimi centimetri: servirà non perdere di vista il percorso che stiamo seguendo. Con serenità e consapevolezza».E per lei, che serata è stata? «Non posso nascondere la mia soddisfazione, alle stelle. Quando, con Larissa, abbiamo iniziato a lavorare insieme mi sono piovute addosso tante critiche: qualcuna, fatta da esterni al mondo dei tecnici, mi ha fatto anche male, nonostante le spalle larghe. Paradossalmente, se Larissa non fosse stata mia figlia sarebbe stato tutto un po’ più difficile. Sono felice della strada percorsa». Il bello, insomma, deve ancora venire. Proprio come per Leonardo Fabbri, il pesista azzurro, che ha centrato la seconda prestazione della carriera con 21, 73 e battuto i mostri sacri della sua disciplina, come i bi-campioni del mondo Tom Walsh e Joe Kovacs. L’atletica leggera parla sempre più fiorentino.
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