Il Tirreno

Firenze

Un condottiero capace di vincere col sorriso. Cesare, animo nobile e primo dei fiorentini

di Andrea Bruno Savelli
Un condottiero capace di vincere col sorriso. Cesare, animo nobile e primo dei fiorentini

Ha riportato squadra e città ai vertici del calcio europeo post fallimento. Non ha sollevato trofei, ma gode della riconoscenza di una tifoseria intera

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FIRENZE. Cesare Prandelli. Cesare. Fa parte della storia della Fiorentina e della storia del calcio italiano senza aver vinto assolutamente nulla. Eppure era cresciuto dentro, anzi intriso, della retorica del vincere è la sola cosa che conta. Quando arrivò a Firenze era un giovanotto ambizioso ed ambito, l'allenatore italiano più in rampa di lancio. La Fiorentina fu fortunata perché un anno prima aveva già firmato un contratto con la Roma quando scopri che la moglie aveva bisogno di lui per problemi molto più seri di quelli del mondo del calcio. Un anno dopo accettò la proposta della Fiorentina, che era tornata in serie A da 12 mesi e aveva vissuto la prima stagione nella massima serie come un incubo senza fine.

Per fermare questa emorragia di risultati e di denaro fu chiamato Prandelli insieme a Pantaleo Corvino, che arrivava da Lecce accompagnato da una fama di scopritore di talenti inesauribile. La prima estate fu infinita, con trattative che sembravano non chiudersi mai, come quella per Luca Toni e arrivi piuttosto discutibili come quello di Cristian Brocchi in prestito dal Milan oppure di Pancaro, quest’ultimo purtroppo a titolo definitivo. Ma quella che sembrava una accozzaglia improponibile fu immediatamente plasmata da Prandelli, che da subito diventò per tutti i fiorentini semplicemente Cesare, e conquistò un’incredibile qualificazione in Champions League. La Fiorentina peraltro stava per compiere 80 anni ed iniziava ad organizzare i festeggiamenti per il compleanno e che potevano contare anche sul ritorno in Europa. Ma mentre i tifosi si preparavano all’esodo a Verona, per la gara col Chievo, arrivò la ferale notizia di Calciopoli, un’inchiesta che terremotò la Fiorentina indietro in classifica, fino al nono posto e la penalizzò anche per la stagione successiva. Prandelli l'Europa se la riprese incredibilmente già dalla stagione successiva, e poi si qualificò per due volte consecutive in Champions League. Nel mezzo, la dolorosa scomparsa della moglie e Cesare fu accolto nel suo stadio con quella che è la dimostrazione concreta di quanto può essere assordante il silenzio. Un minuto di silenzio senza applausi, senza una parola, ma solo con un enorme abbraccio virtuale.

Prandelli portò quella Fiorentina nel gotha del calcio europeo battendo armate come Liverpool e Bayern che adesso non si possono neanche avvicinare, e se la Fiorentina avesse continuato a lavorare per essere stabilmente su quei livelli, adesso potremmo raccontare un’altra storia. Poi, fu messo alla porta, ma prima di non essere confermato e spedito ad allenare la Nazionale, Cesare fece una di quelle cose che fanno solo gli uomini veri: disse di sentirsi fiorentino e tifoso della Fiorentina. E mise idealmente la firma in calce ad un contratto in bianco. Non contavano i soldi, solo la maglia. Ci sarebbero tante storie sportive e calcistiche da raccontare su questo allenatore denigrato anche in Nazionale, dove ha ottenuto la qualificazione mondiale, è uscito per differenza reti ai gironi, ed è arrivato secondo agli Europei, ma la storia sportiva è nota e culmina con il ritorno nel momento di massimo bisogno della nuova Fiorentina di Commisso, a cui regala una salvezza e tanti soldi, battezzando Vlahovic come centravanti titolare .

Ma la cosa che più colpisce in questa storia è che Prandelli è l’allenatore più caro nella storia moderna della Fiorentina, come Giancarlo Antognoni il calciatore più amato. Ed entrambi in Viola non hanno vinto niente. Roberto Mancini, per fare un esempio quasi blasfemo, ha vinto una Coppa Italia, Claudio Ranieri ha sollebvato una Coppa Italia ed una Supercoppa italiana, il buon Vanoli ha vinto una Coppa Italia. Antognoni non ha vinto niente. Cesare neppure. Ma tutti e due hanno vinto nel cuore dei fiorentini, che si tramandano di padre in figlio il ricordo di professionisti, ma soprattutto enormi uomini, Giancarlo il Davide che ha sfidato sul campo tutti i vari Golia e Cesare il condottiero che ha vinto tante battaglie con il sorriso. Due persone che se incontri per la strada ti senti di salutare perché di famiglia, che entrano nei racconti di chi ama la Fiorentina. La loro vittoria più grande è e resta l’amore eterno di una città anche a distanza di anni dalle loro gesta.

Grazie Cesare, grazie di averci accompagnato per mano e di averci fatto vedere come i sogni si possano realizzare quando si lotta con il cuore e si ragiona col proprio cervello. Grazie Cesare, fiorentino più e come dei fiorentini che a Firenze ci sono nati. Grazie Cesare, persona per bene ed amico di famiglia di tutta la città.

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