Fiorentina, anima e orgoglio: è la notte per rifare la storia
Il tecnico Italiano: «Orgogliosi di esserci, voglio la squadra vista a Basilea». Biraghi: «Porteremo in campo Firenze. A fine gara senza rimpianti»
ROMA. Il suo motto, fin dai tempi dell’Arzignano, era «Nessun limite, solo orizzonti». Vincenzo Italiano quest’orizzonte l’ha tinto di viola. È vero, contro Simone Inzaghi, quello che lui stesso definisce «lo specialista delle coppe», allenatore di una delle due finaliste di Champions League, non sarà per niente facile, ma le sfide sono uno degli aspetti più avvincenti, di certo la benzina migliore. Per questo, ai suoi giocatori, ha chiesto solo una cosa, certo di non restare deluso: «Voglio vedere quello che abbiamo mostrato a Basilea, gli stessi occhi della partita».
L’emozione, quella provata a sistemarsi davanti al leggio del Quirinale, davanti al Presidente della Repubblica Mattarella ma anche davanti al Ct azzurro Roberto Mancini, l’ultimo a sollevare la Coppa Italia sotto il cielo di Firenze, l’ha messa in un angolo, pronto a concentrarsi su una storia da finire di scrivere. Cristiano Biraghi, il suo capitano, l’uomo che questa sera dentro la sua fascia poterà stretto il ricordo e la memoria di Davide Astori, ha aggiunto persino di più: «Vogliamo portare Firenze in campo, la città ci darà una spinta in più. E comunque, qualunque cosa succeda, alla fine faremo in modo di non avere rimpianti».
Seduti di fronte a quel trofeo che tutta la città sogna di trasportare a Firenze, sulle ali dell’entusiasmo, Italiano non perde di vista l’obiettivo. «C’è grande orgoglio ad essere seduto qui, di fronte al trofeo, dopo aver incontrato il Presidente Mattarella. Siamo consapevoli che davanti ci troveremo un ostacolo durissimo, ma daremo loro filo da torcere. Ora tocca a noi sfoderare il massimo per ottenere qualcosa di straordinario. In campo servirà attenzione e qualità, abbiamo la possibilità di dimostrare di essere arrivati a questo punto perché ce lo siamo meritato». E poi c’è una città da non deludere. «La spinta ricevuta nell’ultimo allenamento è stata incredibile, un po’ come l’abbraccio della curva prima di Basilea che ci ha caricato. I seimila di lunedì hanno trasmesso ottimismo, vicinanza e passione. Ci chiedono di dare l’anima e andare forte e noi onoreremo la stagione». Dubbi di formazione, ammette ridendo, non mancano, «anche relativi a come mettere in difficoltà l’avversario», compreso quello relativo al centravanti: Cabral pare il favorito, ma niente è scontato. «Dei due, io preferisco porre piuttosto l’attenzione su quanto siano diventati importanti per la squadra. È anche grazie ai loro gol se siamo qui a giocarci una finale e sono certo che daranno il massimo, a prescindere da chi scenda in campo dall’inizio».
Biraghi, con grande pragmatismo, non si lascia catturare dalle sirene dell’immaginazione: «Non voglio immaginare quello che potrebbe accadere a Firenze in caso di vittoria, preferirei vederlo coi miei occhi. La continuità di risultati, insieme all’ambientamento dei nuovi ci ha portato a cambiare passo. I calciatori arrivati la scorsa estate hanno avuto anche modo di imparare a conoscere la città. Il tifoso della Fiorentina è particolare, per la Fiorentina mette da parte tutto. Vogliamo portare questo spirito in campo». E poi c’è il ricordo del suo capitano, Davide Astori, di cui ogni partita, Biraghi mostra orgoglioso la fascia, diventata simbolo d’appartenenza di una città. «È un orgoglio indossarla oggi. Avevamo iniziato un nuovo percorso praticamente insieme, con un nuovo ciclo. Il suo obiettivo, con il club, era di far tornare la Fiorentina ai livelli di un tempo. Poi il nostro capitano è mancato. Con chi ha indossato prima di me questa fascia, penso a Pezzella o Badelj, ci siamo ripromessi di portare avanti il lavoro iniziato da lui e oggi siamo qui». È tutto pronto per la grande notte. Tocca alla Fiorentina, ora, tingerla di tutte le sfumature di viola.
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