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L’impresa

Fiorentina, il sogno si avvera: si vola tutti in finale a Praga. Come nasce l’impresa di Basilea

di Francesca Bandinelli

	Nico Gonzalez esulta dopo il gol
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Nico Gonzalez esulta dopo il gol

La squadra di Italiano conquista il pass per l’ultimo match internazionale. Il trofeo si deciderà contro gli inglesi del West Ham vittoriosi con l’AZ

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Aggrappati con tutte le forze ad un sogno, quello della seconda finale nell’arco della stessa stagione. L’ultima volta era successo 62 anni fa, ai leoni di Ibrox, quel gruppo magico formato, tra gli altri, da Hamrin, Milan, Albertosi e capitan Orzan, elementi della prima squadra italiana capace di vincere la Coppa delle Coppe, un trofeo internazionale. Adesso, però, c’è un nuovo capitolo da raccontare. La Fiorentina la storia la fa davvero, con il cuore, l’anima, la voglia di regalare un sogno doppio alla propria città, mai doma, pronta a srotolare il simbolo del Marzocco anche nel cuore della Svizzera.

La squadra viola batte il Basilea e vola a Praga, in finale di Conference League contro il West Ham. Il sogno, il primo, quello della doppietta di finali all’attivo che mancava dal 1961, si è materializzato. I giocatori, in campo, hanno provato ogni modo pur di ruggire. Lo ha fatto Nico Gonzalez, autore di una doppietta di assoluto pregio (la seconda in questa edizione di Conference League, dopo quella agli Hearts), così come ci hanno provato gli altri, da Bonaventura fino a Milenkovic, che quella sua conclusione, col pallone schiacciato a terra, finita oltre la traversa solo per questione di centimetri, grida ancora vendetta. Poi a chiudere i copnti, in pieno recupero, ci ha pensato Barak. Ai viola va il merito, totale, di averci creduto fin dall’inizio: per il pugno di minuti (20 di gioco effettivo) intercorsi tra l’1-0 dell’argentino e il pari firmato da Amdouni - sì, sempre lui, l’uomo della rimonta elvetica di una settimana fa - e pure dopo, quando, colpo dopo colpo, si sono gettate le basi per portare la partita all’extratime, con il sinistro in aera dell’argentino, nato dal cross di Dodo, con doppia deviazione. Il Basilea ha sì provato a tenere la mente più lucida, nonostante la responsabilità altissima di essere la prima squadra svizzera a conquistare una finale internazionale, ma alla fine anche per loro gli schemi sono saltatati.

Se, in avvio di ripresa, l’1-1 è nato con il lancio di Pelmand per Amdouni, lesto a scartare Igor e a far esplodere di gioia il St Jakob Park, ai supplementari gli svizzeri hanno accusato qualche sbandamento di troppo. I viola, dal canto loro, non hanno mollato mai, fino all’ultimo istante. Lo aveva promesso, prima del fischio d’inizio, Mandragora: "Daremo la vita per portare la squadra in finale" aveva detto. E così è stato, provando, colpo su colpo, a mettere calcina attorno ad un sogno, con un cuore gigantesco e soprattutto con la voglia di far prevalere sul campo la tecnica. Ci ha provato Jovic, subentrato a Cabral all’inizio del primo tempo supplementare, così come non ha smesso di tentare Nico, con Hitz indiscutibilmente migliore in campo degli svizzeri, capace di sventare quasi tutti i pericoli. Pure Bonaventura, leader sempre, in campo e fuori, ha continuato a spingere, calciando da centro area ma senza riuscire ad angolare. La paura, a un certo punto, è stata piuttosto quella arrivata dal settore ospiti della Fiorentina.

A richiamare l’attenzione sono stati gli stessi giocatori, indicando la necessità di un immediato intervento sanitario: il gioco si è così interrotto, dal 2’ del secondo tempo supplementare il gioco è ripreso dopo un’interruzione di 9 minuti per il malore di un tifoso, portato subito in ospedale. L’occasione più ghiotta è quella che arriva sui piedi di Jovic, che scaraventa alto sopra la traversa, perdendo subito dopo un pallone velenoso che avrebbe potuto costare carissimo. A chiudere i conti (1-3) e pure il cerchio, poi, ci ha pensato Barak, l’autore del primo gol internazionale della Fiorentina qualificatasi alla fase a gironi di Conference. Adesso c’è solo da riportare i trofei a Firenze, da protagonisti assoluti, per la gioia dei tifosi e della proprietà. Sì, perché la soddisfazione è pure del presidente Commisso, volato fino in Svizzera per seguire da vicino la squadra e in festa pure lui, come il resto del gruppo.

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