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Firenze, Commisso all’attacco di Salvini e Renzi: «Negli Usa lo stato paga gli stadi»
Il patron della Fiorentina: «Ho investito 420 milioni: da noi in 40 anni si fanno due impianti, qui no». E lancia l’allarme: «I pochi ricavi sono il problema principale. Speriamo di vincere»
FIRENZE. La speranza, lo dice subito, è che questo percorso sia solo «l’inizio». Rocco Commisso, il patron viola, incontrando gli studenti del polo universitario di scienze sociali, a Novoli, sorride alla generazione del domani. Nella rimonta europea, contro il Basilea, nella sfida che vale l’accesso alla finale di Conference League, non ci sperano solo i ragazzi seduti in platea, lesti a tirare su le sciarpe viola al momento giusto. Lui è il primo a sognarlo. Al tempo stesso, però, è pragmatico abbastanza per suonare qualche campanello d’allarme, a cominciare dalla questione dei ricavi, ovvero il passaporto per i sogni.
«È il problema numero uno della Fiorentina – spiega -. Sia il Milan che l’Inter (che pure per l’euroderby di Champions hanno fatto registrare il record d’incassi al botteghino, ndr) vogliono ridurre i costi, pur avendo una cifra 3-4 volte più grande rispetto a noi. Io non posso spendere ogni anno 40 milioni. Fino a ora, ho messo tanti soldi, senza contrarre nemmeno un debito e non avremo mai problemi finanziari. Ma non posso dirvi chi compriamo, perché i giocatori costano. Di certo, non possiamo competere con gli inglesi. Si comportano oggi nella stessa maniera della Juventus, che pagava giocatori più di quanto valevano». Lo sa bene Commisso, Chiesa e Vlahovic sono passati in bianconero sotto la sua gestione ed è lui stesso a entrare nel dettaglio: «Noi abbiamo perso calciatori come Chiesa, Vlahovic e Bernardeschi. Ma non vanno a Torino per la maglia, semmai lo fanno per i soldi. Quelli del Chelsea hanno investito 500 milioni per essere dodicesimi, io almeno non speso nulla (ride, ndr). Quanto a noi, stiamo andando bene. Speriamo di vincere e di proseguire».
Il patron viola si è poi soffermato sulla sua eterna battaglia, per le infrastrutture, e sul complicato intreccio tra politica e burocrazia. «Abbiamo avuto problemi con la Soprintendenza per realizzare il nuovo Franchi. Volevamo “tagliare” le curve e se me lo avessero lasciato fare, coi miei soldi, adesso Firenze avrebbe avuto un nuovo stadio. So che non piace, ma è dai tempi dei Medici che non erano stati spesi tanti soldi così da un privato. Ne ho investiti 420, con il nuovo impianto si sarebbe arrivati a 7-800. Lo stadio è una cosa pubblica, se la vedrà lo Stato. Renzi e Salvini dicono che non si devono usare soldi pubblici per questo? In America succede così, nel giro di 40 anni si fanno due stadi, qui invece uno solo in 90. Non c’è indipendenza, si risponde al governo europeo: di là dall’oceano c’è più libertà, non a caso garantiscono aiuti per costruire arene sportive. Questa città è bella, ma i monumenti sono altro, non il Franchi. E allora perché non costruire una struttura all’altezza?». Intanto, ieri il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi, capogruppo in commissione sport e cultura di Palazzo Madama, ha tuonato: «Sullo stadio di Firenze, Renzi e Nardella hanno fallito, prima con i Della Valle e poi con Commisso».
Il presidente viola, in attesa di avere risposte da parte dell’amministrazione su dove giocherà la sua squadra nel periodo di lavori al Franchi e sull’ammontare del costo della concessione a partire dal 2026, è passato dalle parole ai fatti con la realizzazione del centro sportivo in grado di ospitare generi e generazioni viola. Ora tocca alla sua squadra costruire un altro capolavoro, direttamente sul campo.
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