Il Tirreno

Firenze

Viola. Missione possibile Con la curva nell’anima

di Francesco Gensini
Viola. Missione possibile Con la curva nell’anima

L’abbraccio degli ultrà ha acceso ulteriormente la fame del gruppo Il patto di cuore del Franchi può rappresentare la svolta definitiva

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FIRENZE. Ci crede la città, ci credono i tifosi viola e da domenica pomeriggio anche la squadra viola ha un motivo in più per rafforzare la convinzione che battere il Basilea è possibile. La “chiamata” della Curva Fiesole, nel modo più genuino ed entusiastico specie in relazione ad altri episodi non solo di questi ultimi giorni, ha dato energia e spinta, morale e senso di appartenenza ulteriore. Quell’abbraccio, fisicamente lontano ma forse mai così stretto, ha suggellato un’unione e una vicinanza che la Fiorentina si porterà dentro al St Jacob Park. Di sicuro nello spogliatoio, oggi, alla ripresa degli allenamenti si tornerà a parlare tra Biraghi e compagni della “Fiesole” che cantava “Torneremo grandi ancor come nel ’56” e la squadra tutta schierata rispondeva saltellando e con sorrisi larghi così, felice di un’identità che il corso dei mesi e i risultati hanno rafforzato anche attraverso passaggi più complicati. Ma sono necessari anche quelli, anzi sono indispensabili a dare forma al rapporto sincero e perfetto che diventa il valore aggiunto. Tra la Fiorentina e i propri tifosi è stato così e lo si è visto domenica pomeriggio, quando la squadra stava scendendo le scalette che portano negli spogliatoi, contenta per il 2-0 all’Udinese ma con i nervi un po’ tesi per via della baruffa verbale che si era accesa tra Bonaventura e alcuni calciatori bianconeri che poi ha portato all’espulsione da parte dell’arbitro Paterna, appunto a partita conclusa, del centrocampista marchigiano autore del secondo gol e del difensore ospite Becao. Non hanno fatto “in tempo” a prendere le scalette, Italiano e i suoi. Dalla Curva li hanno richiamati a voce e a gesti, nel chiaro intento di trascinare fin da lì la Fiorentina verso un’impresa che probabilmente è tale, però non impossibile. Da lì, sui social, si è poi scatenata la “missione post”: da Dodô a Venuti, da Ikoné a Mandragora, i giocatori viola hanno rilanciato quest’ondata di entusiasmo. «Adesso tutti a Basilea - ha scritto Mandragora -, c’è qualcosa da conquistare». Un fotogramma tra tutti gli altri ha colpito chi dalla “Fiesole”, ma anche dagli altri settori, stava assistendo alla scena: è stato quando Vincenzo Italiano ha “rotto” la fila ed è balzato fuori saltando a sua volta con una carica e una vivacità in cui, sì c’era l’adrenalina per la partita appena finita, ma c’era soprattutto la voglia di corrispondere il messaggio in un rimbalzo di affettuosi sensi con la Curva. Poi, in sala stampa il tecnico siciliano non ha mancato di sottolineare il messaggio, puntando il dito nei confronti della parte di Firenze che a suo dire non ha sempre sostenuto con uguale partecipazione lui e la squadra. La scena bellissima e coinvolgente rimane e i duemila sostenitori viola che giovedì sera saranno presenti a Basilea la renderanno propria, riproponendola per tutto il tempo, per farsi sentire, per trasmettere calore e vicinanza. Insomma, per trascinare la Fiorentina. Questo riguarda l’aspetto psicologico e ambientale, poi però ci vorrà altro. Ci vorrà una squadra più concentrata in fase difensiva, che non conceda ripartenze e spazi quasi certamente deleteri. Una squadra che faccia tesoro degli errori commessi nella partita d’andata di queste semifinali, trasformata da una vittoria “comoda” in una sconfitta che impone l’impresa, e anche nel ritorno dei quarti con l’incredibile 3-0 concesso al Lech Poznan che stava per rovinare addirittura il 4-1 viola in Polonia. Una squadra che sappia “leggere” bene le varie fasi della gara, spingendo quando c’è da spingere, accontentandosi di gestire con intelligenza se il risultato lo consentirà. In palio c’è la seconda finale di stagione, adesso in Europa dopo quella già conquistata in Italia. E com’è ormai noto è traguardo doppio che la Fiorentina non raggiunge da sessantadue anni e dalla stagione 1960-61 (finale di Coppa Italia e finale di Coppa delle Coppe, poi entrambe vinte): guarda caso, con una squadra che era emanazione diretta di quella che celebra la Curva Fiesole.

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