Il Tirreno

Firenze

Il ruggito di Re Artù Cabral «Non è finita, crediamoci»

di Brunella Ciullini
Il ruggito di Re Artù Cabral «Non è finita, crediamoci»

Il cannoniere viola non si dà per vinto e si prepara alla gara di ritorno «Con la testa giusta possiamo ribaltarla: siamo una grande squadra»

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FIRENZE. Era l’uomo più atteso e non ha deluso, ha gestito la pressione e la tensione dell’ex e quando ha avuto l’opportunità di lasciare il segno lo ha fatto, senza commuoversi più di tanto davanti alla squadra del suo recente passato, quella che gli ha permesso di sbarcare nel calcio europeo. Arthur Cabral doveva essere il protagonista di Fiorentina-Basilea e così è stato, ha sbloccato il risultato a metà del primo tempo e messo la semifinale d’andata di Conference League su un piatto d’argento per la propria squadra.

Purtroppo per i tifosi viola accorsi anche l’altra sera in massa la rete del brasiliano – la numero 7 nell’edizione attuale della competizione – non è bastata a regalare il successo e a incanalare con una certa fiducia la partita di ritorno in programma giovedì al St. Jacob-Park, uno stadio che peraltro lui conosce bene: «Ho passato a Basilea due anni molto belli e ne sono grato, ho grande rispetto per il mio ex club» ha detto Cabral che infatti, dopo il gol, non ha esultato. «Però – ha aggiunto – avrei preferito non segnare e uscire dal Franchi con una nostra vittoria, magari grazie al gol di un altro compagno».

Invece è arrivata una sconfitta che brucia e complica maledettamente la corsa verso la finalissima del 7 giugno a Praga. Una sconfitta maturata al 92’ che rischia di non veder realizzati i sogni della Fiorentina e del suo allenatore. Ma guai sentirsi già battuti ha incalzato Cabral a fine gara: «Non è finita. Abbiamo altri 90 minuti da giocare. Siamo una grande squadra come abbiamo dimostrato in varie occasioni, se a Basilea entreremo in campo con la testa giusta e con personalità sono sicuro che potremo vincere, potremo riuscirci giovedì prossimo in casa dei nostri avversari. Perché siamo una grande squadra» ha ripetuto con toni decisi e soprattutto convinti. Giusto continuare a crederci, sarebbe un delitto mollare prima ancora di scendere in campo, il calcio (e non solo) è pieno di esempi di grandi rimonte, in taluni casi addirittura clamorose. Quindi il ruggito di Cabral e le sue capacità realizzative dimostrate in questa stagione, fra l’altro la prima per lui disputata per intero in maglia viola, possono spingere la Fiorentina verso l’impresa. «Possiamo vincere a Basilea – rimarca ancora – L’importante sarà sfruttare nel modo migliore le opportunità che avremo in area di rigore. Abbiamo pagato ancora gli errori in difesa? Non è mai responsabilità di un singolo, si gioca sempre in undici e dunque, quando succede, sbagliamo tutti assieme». L’analisi del match non mancherà da qui ai prossimi giorni, intanto però resta il rammarico per come sono andate le cose: «Abbiamo perso una partita che era nostra» ha sospirato.

Cabral però ha fatto capire di non essere il tipo che si piange addosso. La corsa non è finita, in queste settimane c’è in palio un bel po’ di obiettivi, dalla finale di Coppa Italia al campionato (i viola sono attesi da due scontri diretti contro Udinese e Torino), oltre naturalmente al secondo decisivo round con il Basilea. E i gol del numero 9 viola servono eccome. Oltretutto c’è pure un obiettivo personale che lo stuzzica parecchio: arrivare a quota 20 gol.

Al momento il brasiliano è a 16 in 44 partite, 7 in Conference dove è capocannoniere, uno nei play-off col Twente, uno in Coppa Italia e 7 in A. La corsa dunque continua e non deve fermarsi. Vale anche la sua squadra. © RIPRODUZIONE

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