FIRENZE. È come se la Fiorentina avesse fatto un salto all’indietro di tre mesi abbondanti per riallacciare il filo di un discorso che sembrava finalmente interrotto e forse chiuso: quello con le difficoltà di avere una fase difensiva all’altezza del rendimento della squadra. Che poi le due cose sono e strettamente legate. Difficoltà a volte insormontabili e proprio lì nascevano i problemi per la squadra viola che non raccoglieva per quanto costruiva: e se la mancanza di concretezza in attacco era una causa, l’eccessiva friabilità della retroguardia ne era un’altra non meno determinante. Errori dei singoli si sommavano a errori di reparto in una commistione in cui spesso diventava perfino complicato trovare la “responsabilità” effettiva, ma di lì non si scappava: troppi gli sbagli, troppi i gol al passivo. In qualche circostanza, la Fiorentina veniva punita alla prima palla-gol concessa e Vincenzo Italiano non mancava mai di sottolinearlo per richiamare il gruppo (intero, ecco perché si parla di fase difensiva) ad una maggiore attenzione che invece non c’era e che veniva pagata a caro prezzo sotto il profilo dei risultati. Picchia e mena i richiami dell’allenatore, seguiti chiaramente da prove mirate in allenamento, hanno avuto l’effetto sperato e a quel punto c’è stata la svolta tanto attesa, pure quella per una commistione tra rendimento della retroguardia e incisività degli attaccanti con sempre i soliti meriti suddivisi in parti eque. E i numeri sono arrivati puntuali a confermarla (la svolta). Per quattordici partite la squadra viola è rimasta imbattuta tra campionato, Coppa Italia e Conference League, e in questo non breve intervallo di tempo Milenkovic e compagni hanno concesso appena otto gol e anche così si spiegano le undici vittorie e i tre pareggi. Poi, la sconfitta interna contro il Lech Poznan nella gara di ritorno dei quarti di Conference e il grande spavento allontanato solo nel finale grazie alle reti di Sottil e Castrovilli, ha ribaltato un po’ tutto e i gol al passivo sono diventati ben nove in cinque gare, con il numero tre (come i gol al passivo) a ripetersi non gradito in ben tre occasioni. L’ultima delle quali mercoledì pomeriggio contro la Salernitana, in un 3-3 finale che la Fiorentina ha saputo riacciuffare pur essendo andata sotto per tre volte: questo sì un merito, ma prima c’era stato un demerito evidente. Già, Salerno. Gara-paradigma dell’assunto di partenza, perché gli errori dei singoli e di reparto sono stati evidenti: con Quarta che in un paio di occasioni si è fatto trovare fuori posizione per un anticipo improbabile, con Igor che addirittura ha cercato di mettere da solo in fuorigioco l’attaccante che “marcava” quasi a metà campo senza preoccuparsi di farlo in sinergia con i compagni di reparto. Ovviamente non riuscite le due cose, la Fiorentina è andata incontro a guai grossi ed è sembrato appunto di tornare indietro di mesi: tre azioni pericolose dell’avversario (compresa nella dinamica quella che è costata rigore) e tre gol incassati. Siccome c’è il Basilea alle viste con la doppia sfida nel giro di una settimana che vale Praga e siccome subito dopo ci sarà la finale di Coppa Italia contro l’Inter all’Olimpico, ritrovare certezze difensive non è un obiettivo, ma una necessità inderogabile. Che Italiano ricercherà alternando gli uomini a sua disposizione, sapendo che per squalifica non avrà Milenkovic nell’andata di Conference e Quarta intanto domani al “Maradona”: è uguale, l’imperativo rimane.