I numeri di due mesi di estasi. Ora serve una coppa Paradiso
Undici vittorie, tre pareggi e la rinascita di Cabral: non fermarti, Fiorentina. E in città è esposto il trofeo della Conference: tutti in coda per la foto
FIRENZE. Potere di una (super) serie positiva come nessuno in Italia. Potere di undici vittorie e tre pareggi (questo è il contenuto della serie iniziata col 4-0 a Braga) mettendoci dentro Serie A, Conference e Coppa Italia, e quindi alzando il coefficiente di difficoltà per realizzarla, che ti consente di dare valore anche a due pareggi consecutivi in casa (in campionato), che altrimenti di solito hanno il segno meno davanti e provocano tante bocche storte. Non per la Fiorentina.
Non per questa Fiorentina, che non perde da due mesi, durante cui appunto ha avviato comunque la risalita dalle posizioni di retrovia, dove invece l’avevano scaraventata i mesi di gennaio e (parte) di febbraio, e poi si è arrampicata fino ai turni nobili delle due competizioni “extra”: l’1-1 di lunedì sera contro l’Atalanta ha lasciato dietro di sé solo certezze e, anzi, se possibile le ha rafforzate.
Con una missione che Italiano e i suoi avevano già in testa prima e che adesso ce l’hanno ancora di più: fare la storia della Fiorentina.
In otto giorni da oggi sapranno se un pezzo consistente di questa storia avranno cominciato a scriverla: domani c’è il Lech Poznan per il ritorno dei quarti di finale e il 4-1 in Polonia ovviamente avvicina le semifinali; giovedì 27, sempre al “Franchi”, è previsto il ritorno della partita contro la Cremonese che mette in palio la finalissima di Coppa Italia a Roma e anche in questo caso il 2-0 dello “Zini” somiglia molto a un lasciapassare per l’Olimpico. Se confermati pronostico e risultati, il gruppo di Italiano avrà davvero intrapreso la scrittura di un capitolo importantissimo nella quasi centenaria vita del club e tutti sono davvero proiettati in quella direzione con una volontà e una determinazione quasi feroci.
Tra le due squadre in campo lunedì sera, sembrava la Fiorentina ad avere avuto più di una settimana di tempo per preparare l’incontro, non l’Atalanta. Tra le due, sembrava la Fiorentina ad essere fresca e riposata senza il rientro alle tre di notte tra giovedì e venerdì da Poznan e solo due allenamenti nelle gambe, non l’Atalanta. Tra le due, le quattordici (!) partite giocate in stagione di differenza sembravano a favore della Fiorentina, non dell’Atalanta.
E il merito è tutto della Fiorentina che ormai si sente padrona degli avversari e del destino, ma non con la sfrontatezza che spesso è sinonimo di guai e delusioni, bensì con la consapevolezza dei propri mezzi proveniente dalla fiducia e dai traguardi raggiunti.
Il momento è adesso e, a proposito di Conference League, per aggiungere speranze ad ambizioni, da ieri la Coppa della manifestazione alzata dalla Roma al cielo di Tirana nella finale della prima edizione, fa bella mostra di sé in uno spazio apposito nel cuore di Firenze. Oggetto del desiderio dei tifosi viola che mescolati ai turisti sono transitati da via Panzani al centro Sky (lì è esposta) per fare e farsi una foto, animati da speranze e ambizioni più forti della scaramanzia.
Ma ci sarà da passare intanto dal Lech Poznan, ferito e non domo dopo la gara dell’andata, e poi, se tutti sperano che vada come “deve andare”, dal doppio confronto con la vincente di Nizza-Basilea prima dell’eventuale finale di Praga del 7 giugno. Strada lunga, strada impervia, ma la Fiorentina ora ha tutto per scansare le buche e gli ostacoli e arrivare in fondo.
Un “tutto” che si chiama Arthur Cabral, per dirne uno e tra i più significativi: miglior marcatore viola, 15 gol all’attivo in stagione e ben 10 di questi nelle ultime 14 partite, sempre inserendo nel conto campionato, Conference League e Coppa Italia.
Bomber senza portafoglio ma con tanto affetto, prima; bomber con il portafoglio pieno di gol in questo 2023 che per la squadra viola e per “Re Artù” è diventato splendidamente travolgente. E adesso viene il bello.
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