Il Tirreno

Firenze

Il jack viola

Il gladiatore gentile che trascina i viola: Firenze si affida a Bonaventura

di Francesca Bandinelli
Il gladiatore gentile che trascina i viola: Firenze si affida a Bonaventura

È il collante del gruppo, ora vuole la Coppa

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FIRENZE. Lo ha scritto senza mezzi giri di parole, nella serata del successo, il “suo” successo. «Adrenalina pura, alla Scala del calcio». Giacomo Bonaventura si è fatto re, e non solo per una notte. Lì, in quello stadio dove è diventato calcisticamente uomo, dove, seppur con la maglia rossonera indosso non si era vergognato a piangere, solo in mezzo a un rettangolo verde, nel giorno dell’addio a quei colori, ha chiuso il cerchio. Quello della rinascita. Ha fatto singhiozzare l’altra metà di Milano, quella nerazzurra, dimostrando che sì, il meglio deve ancora venire. Ha già raggiunto quota 4 reti, eguagliando i numeri della passata stagione, seppur con qualche partita di meno, e l’obiettivo, adesso, è provare a puntare ancora più in alto.

Il normalizzatore

Pragmatico, freddo, talvolta anche cinico. Jack si è preso la responsabilità di far cambiare pelle alla sua squadra, di diventare una sorta di “prolunga” in campo di quell’allenatore, Italiano, conosciuto prima nei panni di giocatore, al Padova. Il primo a farsi interprete di una metamorfosi tattica è stato lui. È diventato il normalizzatore di un gruppo assortito, un melting-pot di lingue, culture ed esperienze. Ora, usciti dal tunnel delle difficoltà, è sempre lui a frenare i facili entusiasmi: il difficile comincia adesso, lo sa perfettamente, in un mese in cui si deciderà inevitabilmente la stagione. Ed è qui che il carisma di Bonaventura è destinato a fare la differenza.

Un finale viola

Ha firmato da poco un prolungamento di contratto fino al 2024 (ma con opzione a determinate condizioni per un ulteriore anno), sancendo la volontà di chiudere la sua carriera a Firenze: ora però l’obiettivo è altro. C’è da alzare una coppa, oltre vent’anni dopo l’ultima volta e tocca a lui, il colpo arrivato a zero euro, tracciare la strada definitiva. Ne ha prima di tutto voglia, visto che in carriera, di titoli, non è che poi ne abbia conquistati troppi. Ha vinto una Supercoppa Italiana col Milan e un campionato di Serie B con l'Atalanta: sollevare un trofeo a Firenze, lo ha capito fin da subito, equivale a spalancare le porte del paradiso. Ecco perché non c'è da perdere tempo, senza spocchia e con la consapevolezza che solo col lavoro, come in una costruzione Lego, si possono sedimentare consapevolezze. L'altra sera a Milano ha mostrato la sua faccia da gladiatore educato, capace di costruire geometrie, disegnare traiettorie perfette, ma anche di sradicare il pallone dai piedi degli avversari, correndo in ogni parte del campo, a destra prima e a sinistra dopo. A dispetto di tutto, pure dell'anagrafe. Polmoni e coraggio, oltre alla capacità innata di osare, alzando ogni volta l’asticella.

Assalto alla Coppa

Adesso, c’è da pensare alle coppe, intanto quella Nazionale, aspettando la Conference League. Con la Cremonese, Bonaventura, in questa stagione, ha già segnato una volta. Ha aperto le marcature della sua Fiorentina, il 14 agosto scorso. Il suo sinistro, su passaggio di Kouame, fulminò Radu e ora c’è da riavvolgere il nastro, anche per cancellare gli ultimi ricordi di semifinale non proprio esaltanti, per certi versi pure dolorosi. Nel 2020, ad estromettere il suo Milan dalla competizione, ad un passo dall’ultimo atto fu la Juventus, esattamente come nel 2022, quando già vestiva la maglia della Fiorentina. Il tempo di fare la storia sta arrivando: l'adrenalina è nell'aria e Bonaventura vuole fare il pieno. Per se stesso sì, ma prima di tutto per una città già ai suoi piedi.


 

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