Fiorentina, fa bene la cura del gol: il dottore si chiama Arthur Cabral
Il 2023 a due velocità: 8 reti nelle prime nove partite, 21 nelle altre nove
FIRENZE. Altro che alchimie tattiche o chissà quali stratagemmi tirati fuori da chissà dove: nel calcio, gol uguale risultati. L’equazione è una, semplice, e garantisce vittorie e traguardi se risolta nella maniera giusta, cioè quella appena ricordata. E la Fiorentina, tanto per rimanere in casa e all’esempio che più interessa, ne è la riprova precisa e inconfutabile. Basta riavvolgere il nastro di questo 2023 che fra ninneri e nanneri ha già mandato in archivio tre mesi di stagione e i conti sono presto fatti: quando segnava poco (eufemismo) la squadra viola arrancava, adesso che segna tanto (non un eufemismo) va che è una meraviglia nelle tre competizioni in cui è ancora in corsa. Anzi, proprio per quello è protagonista su tutti i fronti. Ricapitolando il calendario e numeri alla mano: la Fiorentina che comincia l’anno (pareggiando al “Franchi” contro il Monza) e arriva alla trasferta di Torino contro la Juventus (mai questa una tappa banale sul percorso) ha messo insieme appena otto gol in nove partite, trovando almeno il modo di far fruttare al massimo tre di questi negli ottavi di finale prima e nei quarti poi, rispettivamente contro Sampdoria (1-0) e Torino (2-1), per ottenere la semifinale che ad aprile la vedrà opposta alla Cremonese. Ma i restanti cinque gol in sette partite di campionato producono la miseria di cinque punti e una flessione evidente, meglio ancora una discesa verticale in classifica fino a posizione di retrovia con sguardi preoccupati verso il basso: gli attaccanti segnano col contagocce e la partecipazione di sei calciatori differenti alla fase realizzativa (Cabral, Saponara, Gonzalez, Barak, Jovic e Ikoné) in una sorta di mini-cooperativa non è motivo di consolazione. Otto gol in nove partite, cioè nemmeno uno a partita: dura vincere così. Dopo la Juventus, il “click”, e la svolta arriva nella gara d’andata dei 16esimi di Conference League: 4-0 al Braga, due gol di Jovic, due di Cabral, quadro psicologico completamente rovesciato a livello di singoli e di squadra, nonostante il pareggio successivo con l’Empoli in quel momento non aggiungesse certezze. Con riprova immediata a Verona nel vero spartiacque della stagione, perché fallire l’appuntamento del “Bentegodi” avrebbe significato infilarsi in un ginepraio di pensieri: 3-0 all’Hellas per una strada che è diventata quasi d’incanto in discesa e priva di ostacoli. Dal succitato Braga (in Portogallo) al Lecce che ha mandato tutti in (mini) vacanza per dare spazio a Nazionali e qualificazioni assortite, la Fiorentina ha giocato altre nove partite realizzando ben 21 gol e nove sono stati i calciatori a firmarli in una vera cooperativa del gol in questo caso che, però, ha avuto una stella d’eccezione: Arthur Cabral. Intanto, la squadra di Italiano grazie a questi 21 gol ha conquistato otto vittorie nelle nove gare prese in esame (e sono sette di fila tra campionato e Conference League), mentre il centravanti brasiliano è andato a segno in sette occasioni: tre nelle ultime cinque partite di Serie A, quattro nelle ultime tre in Europa alla media (Conference) di un gol ogni 52 minuti. Risultato? Parte sinistra della classifica riconquistata con nuovi orizzonti spalancati sul settimo posto e quarti di finale di una competizione Uefa otto anni dopo. Gol uguale risultati, appunto.
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