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L’anticipo

La Fiorentina fa il diavolo a fette: ora è davvero una viola che corre

di Francesca Bandinelli
La Fiorentina fa il diavolo a fette: ora è davvero una viola che corre

Al Franchi è record stagionale di presenze: abbattuto il muro delle 40mila presenze. Firenze spinge la sua squadra nella notte del ricordo di Davide Astori, 5 anni dopo quel maledetto 4 marzo 2018

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di Francesca Bandinelli
Firenze Notte di brividi e di emozioni al Franchi. Prima ancora che per il successo costruito contro il Milan campione d’Italia, capace di mandare in visibilio gli oltre 40mila spettatori sugli spalti (record assoluto dell’era Commisso, per un incasso di oltre un milione di euro), soprattutto per il ricordo di Davide Astori, il capitano eterno scomparso all’improvviso il 4 marzo di cinque anni fa a Udine.
Il boato di Firenze, alla lettura da parte dello speaker del suo nome, ha toccato l’anima, nell’istante esatto in cui la curva Fiesole ha srotolato lo striscione, la fascia diventata un simbolo d’appartenenza, quella coi quattro quartieri della città, le sue iniziali e il numero 13. È qui che sul maxi schermo è stato mostrato un video di quei giorni maledetti, del dolore collettivo di squadra e città, con le struggenti parole della “Terra degli uomini” di Jovanotti a cristallizzare il ricordo e un messaggio, “Grazie per tutto quello che ci hai dato”, mostrato accanto al suo volto.


E così, nella notte della commozione, la Fiorentina ha costruito il suo capolavoro, mettendosi il “diavolo” ai propri piedi e ritrovando un successo tra le mura amiche che mancava da troppo tempo, dal 7 gennaio scorso. Il terzo successo di fila, tra campionato e Conference League, è arrivato così contro una big, sfatando l’ultimo tabù, quello del successo che mancava contro una squadra possizionata più in alto in classifica. Ha funzionato tutto, dalla tenuta difensiva, nonostante il gol incassato in extremis, alla gestione del gioco da parte dei centrocampisti. E pure davanti nessuno ha sbagliato, nemmeno Jovic, subentrato a Cabral e lesto a mettere il sigillo sul match, con un colpo di testa da manuale.
Al minuto 13’, poi, il gioco si è fermato e all’applauso dello stadio - settore ospiuti incluso - si è unito quello dei giocatori in campo, compreso Pioli, oggi alla guida del Milan ma ex allenatore della Fiorentina che proprio con Astori aveva instaurato un rapporto speciale. Nel mezzo, la squadra viola, ha tentato di tutto per far arrivare la sua carezza dritta fino in cielo. Giocando a testa alta, fiera e orgogliosa, riuscendo a mettere il Milan in difficoltà in diverse occasioni. Bonaventura ci ha provato al 12’, direttamente su punizione (Maignan devia in angolo), poi si è ripetuto al 26’, vedendosi costretto a soffocare in gola l’entusiasmo del vantaggio.

L’unico sussulto rossonero è stato quello di Giroud, al 32’, con un movimento a sfilare sul secondo palo, ma è sempre la Fiorentina a dettare legge. Come nella ripresa, quando l’accelerata di Ikoné ha gettato le basi per il vantaggio. Il Milan è solo dopo la scudisciata rimediata che è parso lanciare segnare di rinascita, seppur a correnre troppo alternata. Prima ci ha provato Giroud, con un colpo di testa ravvicinato, poi de Ketelaere, con Terracciano a bloccare la conclusione, e infine Theo Hernandez. La Fiorentina, trascinata dalla spinta della sua gente e smaniosa di regalare finalmente un’emozione alla propria gente, non ha mollato un attimo. L’ingresso in campo dell’immarcescibile Ibrahimovic, per certi versi, è diventato persino uno stimolo in più. I viola hanno cercato di sfruttare ogni centimetro di campo, sfoderando sicurezza e carattere.

Nel mezzo c’è stato il rigore prima dato e poi tolto da Di Bello (il tocco di mano di Cabral non c’era, come testimoniato dalle immagini all’OFR), fino al raddoppio sancito dall’attaccante serbo. Il cross di Dodô, dopo un contropiede viola, è perfetto e Jovic non sbaglia. Peccato solo per il 2-1 Milan, segnato in pieno recupero da Theo Hernandez, su assist di Saelemakers. Contava vincere: per il morale, l’orgoglio e pure per la classifica, specie alla vigilia dell’andata degli ottavi di Conference. Sta nascendo una nuova Fiorentina: tre indizi, adesso, fanno una prova. 


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