Sicurezza
Rocco Commisso va all’assalto: «Noi non imbrogliamo nessuno»
Il patron torna sui limiti del calcio italiano, dal fair play alle leggi da rispettare. «Ci sono club europei che fanno raggiri. Fin qui, abbiamo speso 400 milioni»
FIRENZE. Rocco Commisso fa i conti. In meno di quattro anni sono già quattrocento i milioni investiti, tra l’acquisto del club dalla famiglia Della Valle fino al nascituro Viola Park: i ricavi, invece, non sono incrementati, «soprattutto col Covid». Intervenuto all’incontro con gli studenti del corso di laurea in Scienze motorie, sport e salute dal tema “Calcio e imprenditorialità: Italia-Stati Uniti, due modelli a confronto”, il patron viola si è raccontato. Ha spiegato anche i limiti incontrati una volta sbarcato nel calcio italiano. «Tutti si aspettavano che il ricco Rocco potesse acquistare ogni cosa con i suoi beni, ma non è così: pur volendo non si può fare. Ci sono di mezzo particolari come il Fair Play Finanziario, le leggi dell’Europa da seguire». Come su una pedana di scherma, la prima stoccata arriva proprio qui: «Non è soltanto questione italiana (in passato ha fatto più volte riferimento a Juventus e Inter, per esempio, ndr): ci sono squadre anche in Francia e in Inghilterra che fanno simili “imbrogli”. Rocco non li fa e non intende farli (qui scatta l’applauso della platea, ndr). All’estero, forse, persino di più. Io, invece, fino ad oggi ho portato i debiti in America, restituendo all’Italia il cash. I soldi li ho fatti col sudore e l’intelligenza: Mediacom non è mai fallita e non succederà nemmeno con la Fiorentina. Noi non abbiamo debiti e di questo andiamo fieri». La questione ricavi è l’altro aspetto finito sotto la lente: «La Serie A, da questo punto di vista, non sta crescendo. Negli altri paesi gli introiti sono maggiori, specie quelli figli dei diritti televisivi. Il problema è che qui in Italia ci sono troppi monumenti (sorride, ndr): lo dico sperando che nessuno si offenda. Per esempio, non mi hanno lasciato fare lo stadio. Peccato, perché oggi sarebbe quasi finito. Negli altri paesi, l’impianto vive tutti i giorni, sette su sette, qui invece no. Il restyling lo sta facendo il Comune e noi lo appoggiamo, ma serviranno altri tre-quattro o forse anche cinque anni. E io questi ricavi li voglio alzare, perché si può fare». Il perché lo spiega senza troppi giri di parole dopo: «In America, se vai a vedere una partita allo Yankee Stadium, per una famiglia di quattro persone, servono 1000 dollari. Qui da noi, per le curve incassiamo 250 euro a persona a stagione sportiva. L’altro giorno, il Milan, contro il Tottenham, ha incassato 9 milioni per una singola sfida di Champions: come facciamo noi a competere così se noi ne mettiamo insieme 8 in una stagione intera». Per questo c’è da scalare la classifica in campionato, provando a conquistare l’accesso in Europa, oltre a provare a conquistare un trofeo. Certo, il presidente non ha dimenticato le critiche incassate in questi mesi. «Sono molte - prosegue -, si tratta di una minoranza, che tuttavia fa rumore. Io comunque dico ancora una volta che ho messo in vendita la Fiorentina tre anni fa, ma fino ad oggi nessuno fiorentino è venuto da me per comprarla. Abbiamo investito, in questi mesi, più o meno 400 milioni: 165-170 è stata la cifra per chiudere l’acqusizione del club, poi c’è il Viola Park». Il centro sportivo - il primo che che metterà insieme generi e generazioni - è l’orgoglio del patron. I ritardi (ulteriori) che si sono accumulati per la difficoltà nel reperire la manodopera (attualmente è operativo solo un terzo degli operai efffettivamente necessari) sono il nèo a cui è difficile abituarsi, ma è soltanto questione di tempo. I padiglioni sono stati costruiti e l’attesa, ora, è tutta per il taglio del nastro. «Sarà inaugurato nei prossimi mesi, anche se ancora non so quando. Sarà a disposizione di tutta la città. La povera Fiorentina non ha mai avuto una struttura di proprietà e questa invece lo sarà. Sarà il centro più bello d’Italia e tutti, giornalisti e tifosi, resteranno con la bocca aperta. Sono rimasti stupiti tutti quelli che lo hanno già visitato». È stato così col ministro dello sport Andrea Abodi, col presidente della Figc Gabriele Gravina e col numero uno del Coni Giovanni Malagò. Firenze aspetta solo di stupirsi da vicino.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
