La manifestazione
Cabral da incassatore a bomber
Dopo aver ingoiato una montagna di critiche, il brasiliano è tornato a fare gol. E ora può diventare l’erede di Vlahovic. La riscossa vuole suonarla con i rossoneri
FIRENZE. Ha scalato le gerarchie, silenziosamente. Ha inghiottito bocconi amari, incassando critiche velenose senza mai lasciarsi condizionare, attento solo a lavorare e a farsi trovare pronto. Ora Arthur è diventato davvero Cabral, il re del gol, il capocannoniere della sua squadra in campionato con 5 reti, ma soprattutto l’uomo capace di scacciare l’ombra più ingombrante del passato.
È lui l’erede di Dusan Vlahovic, l’attaccante capace di farsi killer e di trascinare oltre la palude la sua squadra. Lo ha dimostrato col Braga, nell’ultima gara internazionale giocata: prima si è visto cancellare una rete che pure la tecnologia aveva validato e poi quella stessa marcatura è andato a prendersela di forza, facendosi gioco, nel festeggiare, di telecamere, Var e quanto altro. Perché lui, la maglia viola se la sente davvero come una seconda pelle addosso: è una questione di feeling, scoccato fin da subito, nonostante i tanti ostacoli. Ci ha messo quasi un anno a mettere il suo abito migliore, quello che aveva indossato col Basilea e che aveva catturato l’attenzione degli uomini mercato viola e, dopo aver combattuto anche con gli infortuni, puntuali ogni volta nel frenarne l’ascesa, ora è pronto a riprendersi tutto. Intanto in Serie A.
In 19 partite, di cui solo 7 dall’inizio, ha messo insieme 5 gol, segnati in ogni modo: su rigore (all’Inter) , di destro (contro lo Spezia, subentrando, e col Monza), di testa (all’Empoli, dopo poco più di 15 minuti dal suo ingresso in campo) e di sinistro (a Verona). Si è preso il presente e ora guarda con ottimismo al futuro. La corsa per rincorrere le posizioni più nobili della classifica è lunghissima e complicata – sabato al Franchi arriva il Milan, seconda forza in classifica –, ma il brasiliano ci crede eccome. Lo ha scritto anche su Instagram, nella notte che ha visto la squadra fare il suo rientro a Firenze: «Dopo alcuni momenti difficili, è molto bello tornare ad essere felici, divertirsi nel fare ciò che amo di più. E al ritmo brasiliano”, mostrando il “reel” che lo ritrae nel balletto con Igor e Dodo, la colonia verdeoro della Fiorentina.
Ha già raggiunto la doppia cifra di marcature stagionali, tra campionato, Conference e playoff, confermando la sua vena da rapace d’area mostrata nel vecchio continente fin dal suo trasferimento dal Cearà, e la missione, adesso, è quella di tornare a far esultare il Franchi contro una grande squadra. Dopo aver “castigato” l’Inter, sempre tra le mura di casa, adesso l’obiettivo è quello di completare l’opera con i rossoneri, mettendo in cassaforte un successo che potrebbe trasformarsi nella chiave di volta della stagione, di certo in un’importante iniezione di fiducia collettiva alla vigilia dell’andata dell’ottavo di Conference.
La strada per diventare l’erede di Ronaldo il fenomeno, l’idolo studiato nei particolari da ragazzino e mai “sostituito” nella classifica del proprio cuore, è infinita, impossibile da percorrere tutta, ma Cabral prova a studiare da tutti, consapevole di voler portare il più in alto possibile la sua Fiorentina, nella speranza di accendersi i riflettori addosso pure in chiave Nazionale.
Ha 24 anni e un’autostrada da percorrere davanti: intende sfruttare ogni centimetro, far leva sulla gran fame di successi che si ritrova per dare la scossa alla stagione. Punta a trovare la chiave giusta per portare in città un trofeo che manca da oltre vent’anni. L’altro brasiliano, Edmundo, preferì volare al Carnevale di Rio piuttosto che restare a macinare gol: lui, il “sambodromo” è pronto a scatenarlo in campo, sostenuto dall’energia della città. Ora, c’è il Milan, il grande esame: Cabral non aspetta altro che misurarsi coi campioni d’Italia, da Leao a Giroud senza dimenticare Ibrahimovic. Tocca a lui estrarre la spada nella roccia ed essere sempre più Re Artù.
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