Il Tirreno

Firenze

Dottor Jekyll o mister Amrabat? Metamorfosi del mediano mundial

di Francesco Gensini
Dottor Jekyll o mister  Amrabat?  Metamorfosi del mediano mundial

Il centrocampista è irriconoscibile: inarrestabile in Qatar, ora tentenna

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FIRENZE. E se l’aria di Verona facesse bene ad Amrabat? È quello che si augurano Vincenzo Italiano e i tifosi viola, il club con il presidente Commisso in testa, che considera Sofyan un po’ il suo figlioccio (calcistico), e probabilmente lo stesso calciatore marocchino che a sua volta non può essere contento del proprio rendimento.

Perché il nodo è tutto lì: c’è stato un Amrabat prima del Mondiale che aveva dominato sul palcoscenico della Fiorentina, per poi prenderselo anche in Qatar, e c’è un Amrabat dopo il Mondiale passato per di più dalle “bizze” di mercato. Il prima e il dopo hanno prodotto due centrocampisti che si somigliano poco o nulla. L‘Amrabat a.Q. si fa presta a descriverlo: dirompente, prepotente, cacciatore indomito di palloni, straripante sugli avversari e anche sui compagni, nel senso che a un certo punto sembrava giocasse una partita a parte tale era il suo dominio fisico e atletico. Si poteva permettere tutto o quasi, anche qualche tocco in più che è un po’ il “vizio” che lo contraddistingue, ma difficilmente perdeva palla e contrasti, anzi non li perdeva proprio, e soprattutto non esisteva avversario che sfuggisse a quelle gambe fortissime. Italiano lo gestiva e Amrabat c’è stato in tutte le partite che hanno contato (playoff di Conference, cinque su sei della fase a gironi fino alla qualificazione ai 16esimi, minimo turnover in campionato), sommando una sfilza di voti alti e di etichette da migliore in campo, che si spiegherebbero in maniera complicata altrimenti se appiccicati a un calciatore che non segna e non crea assist. Per Amrabat è possibile. Applausi, complimenti, soddisfazione generale, al punto da mandare definitivamente in archivio le polemiche per la partenza di Torreira, dovuta appunto alla “promozione” sul campo del numero 34 nel ruolo di regista, seppur vada sempre ribadito che erano e rimangono due interpreti completamente differenti e Amrabat mai sarà un regista. Tornando a bomba sul tema, Sofyan straripava e conquistava. La Fiorentina e i tifosi viola se lo sono goduto al Mondiale (clamorosa una sua rincorsa in semifinale per fermare Mbappé, riuscendoci), ma poi tirato già il sipario sulla Penisola arabica è tornato il campionato ed è hanno preso forma l’Amrabat d.Q. e un’altra storia. A proposito di forma, quella fisico-atletica è tuttora abbastanza lontana dalla precedente che aveva accompagnato l’ex Hellas in Nazionale: ciò che gli riusciva allora, adesso gli riesce molto meno, e l’assenza del repertorio sopra ricordato se non a fasi (molto) alterne ne è la conferma più chiara. Pur non mancando mai impegno e determinazione, il contributo si è ridotto.

Eppure, la centralità di Amrabat nel gioco della Fiorentina se possibile è aumentata, come dimostrano – andando sempre per fatti concreti e reali – le sei partite su sei in campionato dopo il rientro a tutti gli effetti post Sassuolo, la presenza da titolare a Braga nella gara d’andata (panchina al ritorno al “Franchi” per fargli tirare il fiato) e quella contro la Sampdoria negli ottavi di Coppa Italia. Ecco, ai quarti contro il Torino risale invece la panchina “forzata”: poche ore prima c’era stato il caso di mercato a scuotere squadra e ambiente, con il Barcellona pronto al “ratto” con l’appoggio dello stesso calciatore nell’ultimo giorno di trattative. La Fiorentina l’ha respinto con forza mettendo Amrabat di fronte alle proprie responsabilità: mancata convocazione, poi trasformata in convocazione (e quarto d’ora finale di gara) dopo le scuse generali del diretto interessato. Ovviamente, col tempo, tutto già largamente ricomposto e superato, ma serve ancora il riscatto definitivo: il ritorno a Verona e al passato potrebbe riconsegnare una nuova versione ancora di Sofyan Amrabat.


 

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