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Firenze sarà sempre al fianco della Viola

di Chiara Andrea Bevilacqua
Firenze sarà sempre al fianco della Viola

Commisso ha risposto a chi chiedeva chiarezza, ma qui non c’è nessun nemico

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A pochi giorni di distanza da alcune tra le partite più importanti della stagione, Rocco Commisso ha deciso di rispondere a chi chiedeva più chiarezza. E chiarezza è stata fatta, se così si può dire. Fossimo davanti ad un tavolo da poker questo per me sarebbe il momento di andare in all-in. La tentazione c’è stata ma io, che spesso faccio dell’etichetta un caposaldo, non posso esimermi dall’essere d’esempio. Si sottovaluta troppo il potere dell’esempio, quando dovrebbe invece essere usato come arma di istruzione di massa. Si basa su regole elementari come quella per cui, se non voglio essere offeso sto attento a non offendere, se non voglio polemiche sto attento a non alimentarle, se non voglio critiche non spendo tutte le mie energie nel muoverle al malcapitato di turno. Si potrebbe continuare per diverse righe ma poi mi dilungo. Come ho detto, questa mano non la gioco.
Nonostante il piatto sia davvero ricco, nonostante io abbia visto le carte dell’avversario. Ma queste son piene di incongruenze, autogol che si commentano da soli e sembrano dipingere una realtà parallela rispetto a quella che viviamo quotidianamente. Non la gioco in segno di rispetto. Non la gioco perché credo sia già stato detto tutto. Poi ci sono i toni, i modi oltre ai contenuti, che parlano chiaro, non invitano al confronto ma alzano ulteriori muri. E così io mi alzo dal tavolo. A dire il vero alcune cose son tre anni che le sento dire e avrei voglia di sentirne di nuove. Se devo fare un bilancio non posso non osservare come questa storia sia iniziata con un «sono qui per imparare» (6 giugno 2019) e sia arrivata ad un «in America questo non succede». Concetto che dimostra come ci si stia accanendo nel parlare due lingue differenti senza un interprete in grado di mediare.
Ho come la sensazione che questo interprete però non lo si voglia proprio. Io ne sono dispiaciuta e mi sento disillusa, da tifosa. Mi sono più volte chiesta come si sia arrivati così rapidamente a doverci sentir dire che «il vero tifo non è quando si vince, ma è quando si perde». Kafka scriverebbe un libro su di noi, noi che abbiamo vinto solo «due campionati in novant’anni» (che sappiamo non fare storia) ma che a quanto pare dobbiamo imparare a perdere. Noi che siamo semplicemente stanchi di questo tiro al piattello continuo dove si identifica oggi l’ennesimo nuovo nemico, ultimo in termini temporali, in quei tifosi che esprimono malcontento. Il tifo funziona come uno specchio, se fai bene esulta, se pensa tu faccia male lo dice. Ma se c’è una cosa che a questa squadra non è mai mancato è il supporto di una piazza, durante tutta la sua storia. Perché la piazza c’era, c’è e ci sarà sempre. La piazza è la Fiorentina. E non ha mai smesso di sostenere. Quando qualcuno ti affida un qualcosa cui tiene dannatamente si aspetta in cambio almeno consapevolezza, rispetto e cura. 
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