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Fiorentina, una crisi da cancellare: Italiano deve rovesciare i numeri

di Francesco Gensini
Fiorentina, una crisi da cancellare: Italiano deve rovesciare i numeri

Il tredicesimo posto in Serie A relega la squadra lontano dagli obiettivi fissati. I primi minuti sono quelli di maggiore vulnerabilità: il trend va invertito subito

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FIRENZE. Fotografia di una crisi, almeno in campionato. Che è nel rendimento e nei risultati, nei numeri aridi e freddi (talvolta gelidi), che esprimono una realtà oggettiva e inconfutabile: quella che riguarda la Fiorentina nel raffronto con la scorsa stagione, sempre premettendo che l’ingresso della Conference League tra gli impegni ha aggiunto un elemento di ostacolo, specie quando serve preparare le tre partite in una settimana. La Conference non c’è stata in questo inizio di 2023, in cui la squadra viola ha messo insieme appena 5punti in 6partite. Si è però conquistato la qualificazione in semifinale di Coppa Italia.
La classifica
Numeri, si diceva, e ce n’è uno più di qualsiasi altro ad interpretare al meglio l’assunto di partenza: 11. Nel caso di Biraghi e compagni, esprime la differenza di rendimento tra le prime 21 partite dello scorso campionato (Fiorentina-Genoa compresa della 22esima, perché Fiorentina-Udinese della 20esima effettiva sarebbe stata giocata a fine aprile in recupero) e le 21 iniziali di questo, l’ultima delle quali da poco andata in archivio con la sconfitta in casa contro il Bologna (che per la cronaca non vinceva al “Franchi” da ben tredici anni): 35 erano stati i punti nello stesso periodo dopo 21 gare in archivio, 24 sono quelli che si contano oggi. Differenza marcata, notevole, evidente, discriminante, perché in quei giorni la Fiorentina era in piena corsa per quell’Europa che poi avrebbe conquistato, mentre oggi se ne sta sotto la metà della classifica dove l’anonimato è l’unico compagno di viaggio. La classifica, all’indomani del posticipo tra Juventus e Salernitana e a poche ore dalla sfida contro la squadra di Allegri, penalizzata (intanto) di 15 punti per l’affaire “plusvalenze”, racconta di un tredicesimo posto, con solo 10 punti in più rispetto al Verona, terzultima squadra di Serie A.
Vittorie dimezzate
Aggiungiamoci che un anno fa le vittorie erano state 11 e oggi sono 6: quasi la metà. E così si spiegano i tanti punti in meno, visto e considerato che le sconfitte sono le stesse, e che i gol segnati un anno fa erano 40 mentre oggi sono 23. Forse è eccessivo dare tutte le responsabilità all’attacco, anzi lo è, ma la media di un gol e spiccioli a partita dimostra quanto meno che il dopo Vlahovic non è stato risolto e a risentirne è stata la fase offensiva nel suo rendimento globale. Mettiamoci poi il rendimento sotto le aspettative di tutti i nuovi, chi più e chi meno, altro elemento che non depone a favore del mercato estivo (quello “vero”) e anche di qualcuno che già c’era (Ikoné non ha ancora compiuto il salto di qualità, Kouame va avanti ad alti e bassi, i tre centrali dietro alternano buone prestazioni ad altre meno convincenti).
Avvio fatale
Ma non è tutto, perché l’avvio di gara è, nell’arco dei 90 minuti, il momento di maggiore vulnerabilità della Fiorentina. È qui che si deve correre ai ripari. Perché, delle 28 reti incassate finora in Serie A, ben 7 sono quelle subite nei primi 15 minuti di gioco. Lo stesso numero, giusto per fare un paragone, dei gol presi nei successivi 30’, tra il 15’ del primo tempo e l’intervallo. Nella ripresa, invece, il tallone d’Achille è tra il 45’ e il 60’ (5 le reti incassate nel parziale) e tra il 75’ e il 90’ (altre 5). Questione d’attenzione, forse. Perché sotto il profilo della “cattiveria” agonistica bisogna riconoscere, tabellini alla mano, che il quarto d’ora finale è quello tra i più... “redditizi” sul fronte delle reti realizzate (6.) rispetto al resto della gara.
C’è sicuramente da migliorare la capacità realizzativa che, fin qui, è appena del 6% (fonte dati statistici Lega Calcio) nel rapporto tra gol, 23 totali, e tiri, 333, di cui in porta 106 (fuori 128).

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