La manifestazione
Le critiche sono amore il rischio è l’indifferenza
La squadra non è un’azienda, rappresenta la città
Così, tanto per capirsi, fare ridere è un’arte spesso sottovalutata ma difficilissima. Magari la nostra amata Fiorentina facesse ridere e sorridere un po’ di più i propri tifosi, come del resto ha fatto spesso l’anno scorso. Adesso genera un misto che va dalla rabbia alla noia e quello che dovrebbero veramente temere proprietario, direttori e allenatori è l’indifferenza.
La Fiorentina non è un trampolino di lancio, non è un’azienda, non è una proprietà privata, è la squadra di calcio che rappresenta una città ed un popolo, e poco importa se quel popolo non riesce esprimere un proprietario in grado di garantirgli un luminoso avvenire, comunque tira fuori ogni maledetta domenica 30.000 appassionati che col vento, con la pioggia e col freddo la vanno a sostenere spendendo delle cifre folli rispetto allo stadio che li ospita.
Di molte cose che abbiamo detto fino ad ora non ha nessuna colpa l’attuale società, anzi, alcune le ho migliorate ed altre le ha risolte. Ma i risultati sportivi, ora che siamo vicini a concludere la quarta stagione, sono quelli che sono. Ed è vero che abbiamo attraversato un periodo che le nostre generazioni non avevano mai visto, quello della pandemia, è vero che sono stati fatti degli investimenti su dei calciatori che sulla carta potevano essere ottimi, ma arriva un momento in cui bisogna accettare che ottimi non lo sono stati, i risultati dicono questo.
È vero che se entra la meravigliosa rovesciata di Saponara forse si vince, ma sarebbe bastato il tiro di Gonzalez nel secondo tempo per pareggiare la partita, ma questo è lo sport, ed un centimetro fa da sempre la differenza fra la gloria e l’oblio. È giustissima la difesa del lavoro dei propri dipendenti, ma arriva un momento in cui bisogna capire anche la qualità del lavoro dei dipendenti. Forse a Firenze non c’è nessuno in grado di comprare la Fiorentina, ma ci sono un’infinità di innamorati folli della Viola che per questa squadra lavorerebbero senza problemi gratis. Su tantissime cose siamo d’accordo col presidente, per esempio sulla sua battaglia riguardante i bilanci, le commissioni e procuratori, la liquidità delle squadre.
Il calcio è un’azienda che fattura miliardi e che va avanti con regole pseudo-medievali. E sono al suo fianco anche nelle battaglie contro chi l’ha epitetato in una maniera così squallida che non vale neanche la pena di riscriverlo, ma a mio avviso non c’è bisogno di dare dell’imbecille a chi scrive cose del genere.
E queste sono tutte considerazioni generali stragiuste, poi però bisogna venire al cuore del progetto la squadra che deve vincere, fare sognare, farti sentire invincibile. Invece qui si va avanti dicendoci che siamo fortissimi e che giochiamo benissimo. Ma non è così! Questa squadra, purtroppo, gioca male. E serviva il richiamo di quei ragazzi che non hanno mai smesso di seguirla a giro per l’Italia, neanche quando era in C2, per fargli capire che non abbiamo giocato bene, che non si aspettano i centravanti per anni. Il presidente è stato accolto come un liberatore e osannato come un conquistatore perché quando è arrivato qui ha detto: voglio vincere e voglio farlo in fretta. Nessuno chiede di vincere, ma di competere per vincere assolutamente sì, come nelle corde e nella storia della Fiorentina.
È amore anche quando si fischia Amrabat perché voleva andare al Barcellona, tutti capiscono che se ti chiama Xavi ti fa barcollare; è un po’ come se un cinquantenne sposato e con la pancetta ricevesse una telefonata da Naomi Campbell con un invito a cena, e nuove generazioni mi perdoneranno l’esempio molto anni 90 e magari andranno a cercare le immagini della modella e capiranno, ma quello che deve temere la società è l’indifferenza e l’allontanamento di un pubblico che ha voglia di gioire e divertirsi, e invece nelle ultime quattro partite ha visto tre sconfitte, un pareggio e zero gioco. Con amore alla mia Fiorentina, Andrea Bruno Savelli.
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