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Italiano studia le mosse

di Francesco Gensini
Italiano studia le mosse

Il tecnico ha già cambiato assetto tattico con due mediani al centro. Gonzalez dovrà farsi terminale offensivo con Bonaventura alle spalle

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FIRENZE. Questo è sicuramente il momento più delicato per Vincenzo Italiano nei suoi diciotto mesi di Fiorentina e che arrivi dopo un anno e mezzo contraddistinto da molti momenti positivi, la dice lunga sulla qualità del rapporto tra il tecnico siciliano e la squadra viola. Il tecnico ci ha messo molto di personale come idee, intuizioni e conoscenze, ma adesso non basta più e come si fa quando si attende qualche novità sostanziale, serve un bel refresh. Solo così la Fiorentina può superare le difficoltà in campionato e ripartire di slancio a caccia di un traguardo nelle due Coppe che presto metteranno Bonaventura e compagni di fronte a due esami inappellabili. Questione di giorni, di poche settimane, e quindi serve la spinta di Italiano ad un progetto che lui ha innescato. Nulla è compromesso, nemmeno la zona Europa in campionato grazie alla penalizzazione ai danni della Juventus, a patto che la Fiorentina viri, svolti, strambi, insomma, cambi direzione e velocità nel percorso.
Tatticamente Italiano non interverrà in maniera drastica, anzi. Lo stesso passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1 è stato poco più che un’accentuazione del modulo al quale tutto si riconduce. Uno dei due interni è diventato trequartista, l’altro si è avvicinato al mediano-regista e voilà il 4-2-3-1. Così la Fiorentina ha cambiato (lievemente) volto dopo un paio di mesi di stagione, quando c’era da sistemare la classifica in Serie A e mettere al sicuro almeno il secondo posto nella fase a gironi di Conference League: il primo obiettivo non ha avuto esito, il secondo sì. Ma Italiano insisterà, cercando adesso nei singoli che vadano a migliorare a loro volta ogni singolo reparto.
Se il mercato non gli porterà un altro centravanti, proverà Nico Gonzalez come riferimento offensivo: l’argentino ha la concretezza, i colpi, la capacità di “attaccare” area e porta avversarie che né Cabral e né tanto meno Jovic hanno dimostrato di avere in tutti questi mesi.
Poi, sempre Italiano, chiederà a Bonaventura (e in alternanza a Barak) di giocare più vicino proprio al centravanti per aumentare il peso là davanti non potendo disporre di un elemento che, come si dice, fa reparto da solo e, ancora ricercando nuove soluzioni per la linea avanzata che è quella che più dà pensiero all’allenatore ex Spezia (appena ventuno i gol segnati dalla Fiorentina) , chiederà agli esterni di accentrarsi appena possibile e di provare il tiro.
A centrocampo e in difesa punterà per quanto possibile sugli stessi interpreti, limitando le rotazioni e dando continuità alle scelte, e affiderà soprattutto le chiavi del gioco alla coppia Amrabat, inserito dal The Guardian tra i 100 migliori giocatore del panorama calcistico mondiale, Mandragora con compiti specifici per ciascuno. Infine, ma non ultimo per importanza, chiederà ai suoi più furore agonistico, meno passaggi in orizzontale, qualche lancio lungo da trasformare in seconde palle da conquistare: che non vuol dire rinnegare i principi di gioco che hanno portato la Fiorentina al settimo posto lo scorso anno, ma solo adattarli per uscire dal tunnel. Perché quello conta, non altro. 
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