La manifestazione
I numeri dello sprofondo viola
Dai gol ai punti fatti nel girone d’andata, il confronto con la passata stagione è impietoso. I capocannonieri (si fa per dire) hanno segnato 3 gol. Vlahovic un anno fa era già a 16
FIRENZE. Nemmeno la pesante penalizzazione a carico della Juventus che ha abbassato sensibilmente la quota-Europa è stata sufficiente a dare la scossa alla Fiorentina, avviata verso l’anonimato di una classifica sospesa nel nulla tra il sopra irraggiungibile e il sotto impalpabile dopo un inizio di 2023 non brillante per il gioco espresso, ma almeno abbastanza confortante per i risultati (quattro punti nelle prime due partite, entrambe al “Franchi”, con Monza e Sassuolo).
Invece, la Fiorentina si è avvitata su se stessa nel giro di sei giorni perdendo sia contro la Roma all’Olimpico e sia l’altro ieri contro il Torino nella terza gara davanti al pubblico amico. Che doveva dare la spinta necessaria alla rincorsa e che invece ha provocato fischi e cori di disapprovazione da parte dei tifosi viola, tutti più o meno indistintamente coinvolti in uno stato d’animo che va dal deluso all’arrabbiato passando per le varie sfumature classiche di questi momenti.
E non è un momento, viceversa, il girone d’andata appena finito in archivio: diciannove partite spalmate in ben cinque mesi, compresi i quasi due di stop tra Mondiale e feste natalizie, che di fatto sono diventate la cassa di risonanza dei fischi e dei cori di cui sopra. Perché non è neppure questo e basta: è il raffronto con la stagione passata al classico giro di boa a far da detonatore al malcontento che non è solo per le aspettative disattese. Raffronto che non lascia spazio a dubbi o interpretazioni di sorta.
A questo punto del percorso, dodici mesi addietro la Fiorentina aveva conquistato 32 punti che valevano il sesto posto, mentre oggi ne ha totalizzati 23 con un saldo negativo evidente e lampante: la conseguenza è una posizione non ben definita e sicuramente fuori da tutto fino al -15 inflitto alla Juventus. Ma anche così non è che ci sia da immaginare chissà che cosa, almeno non se davvero Biraghi e compagni non cambiano passo. Come possano farlo non è facile da capire.
I numeri, implacabili, dicono poi che le 10 vittorie nelle 19 giornate del torneo 2021-22 sono diventate 6 e perderne quattro lungo il cammino non è cosa di poco conto, ma c’è una spiegazione più delle altre in tutto questo per arrivare così alla causa principale e vera della Fiorentina double face: bella (spesso) e concreta (spesso) un anno fa, bella (di rado) e concreta (quasi mai) adesso.
Quale? Semplice: questa Fiorentina fa una fatica tremenda a fare gol. E fatica tremenda è perfino riduttivo. Intanto, sempre nel raffronto, i 34 gol segnati alla fine del girone d’andata 2021-22 si sono ridotti a 21 dalla Cremonese che ha aperto la Serie A ad agosto al Torino che ha messo il sigillo sull’andata: e tredici gol in meno a referto non sono uno scherzo, anzi sono un problema grosso se hai obiettivi importanti in mente. Non solo: allora avevi uno che ti risolveva le situazioni sempre e comunque anche nelle giornate poco felici, di nome Dusan Vlahovic, capace di segnare qualcosa come 16 reti nel girone d’andata. Oggi i “capocannonieri” (e si fa proprio per dire) della Fiorentina sono Bonaventura, Cabral e Jovic con 3 reti a testa. E il malcontento degli appassionati col cuore viola nasce da qui.
Nasce dal vedere e toccare con mano la trasformazione in negativo di una squadra che pochi mesi fa aveva trascinato la sua gente a un ritrovato entusiasmo e che poi, invece di consolidarsi grazie al mercato e a nuove certezze frutto del settimo posto di maggio 2022, si è gradualmente persa per strada. Sicuramente in campionato – ma le prospettive con questi numeri non inducono all’ottimismo nemmeno in Coppa Italia (dove l’1 febbraio il Torino tornerà a Firenze a giocarsi l’ingresso in semifinale) – e in Conference League: urge una svolta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
