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Purple pain

La letterina c'è, ma l'indirizzo è giusto?

di Chiara Andrea Bevilacqua
La letterina c'è, ma l'indirizzo è giusto?

Il sogno è soltanto un attaccante, vecchio o nuovo, capace di segnare a raffica

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FIRENZE. Anno dopo anno ho cercato di chiamare in causa Babbo Natale così da provare a dare una sterzata al futuro in chiave calcistica e a tinte viola. Forse l’ho fatto solo perché inebriata dallo spirito dal periodo festivo, forse perché non considero così distanti due realtà come quella del sogno e quella del tifo. Sicuramente l’ho fatto per gioco, per non perdere quella leggerezza che considero imprescindibile quando si entra nel campo delle passioni. Accettare che il calcio sia fonte di gioie e di delusioni non esclude infatti la possibilità di sognare e di farlo in grande.

Ed è così che mi son trovata a chiedergli nel 2019, nella consueta letterina, i quaranta punti. Ho addirittura azzardato un Berardi come irrazionale richiesta, l’anno passato, intuendo tirasse una brutta aria. Questa volta mi sono chiesta se esistesse un desiderio in grado di accontentare una piazza spaccata per tradizione, perennemente in disaccordo su qualsiasi tema. Arrivando alla conclusione che, farci trovare un attaccante da venti gol a stagione sotto l’albero, forse riuscirebbe davvero nell’utopico intento di soddisfare quanti più tifosi possibile. È innegabile che, quando si segna e quando si vince, gioiamo insieme. Festeggia il tifoso del «se l’era bono non ce lo davano» e anche quello del «comprala te».

Proviamo quella gratificazione e quel senso di appagamento che rappresentano la giusta ricompensa per un atto di fede che di razionale ha ben poco. La ragione, infatti, ci permette di riempire le ore tra una gara e quella successiva, di analizzare ogni vicenda inerente alla Fiorentina con la nostra personale chiave di lettura, dandoci l’illusione di far parte di un grande insieme eterogeneo che si muove spinto dal medesimo motore. Ma l’emozione che si vive quando inizia la partita è un qualcosa a sé stante. Sia chiaro che a me andrebbe bene anche se uno di quelli che già abbiamo cambiasse andazzo e iniziasse a far la differenza, diventando decisivo e facendolo con continuità.

Se poi fosse un nuovo giocatore mi andrebbe bene uguale. Io vorrei solo che questa squadra facesse gol, tanti gol. Una caterva di gol. Certo questo non impedirebbe a qualcuno di bubare ma non credo serva snaturarsi per potersi permettere un sogno. Credo, più che altro, che sia arrivato il nostro turno. Lo sappiamo che, a questo giochino, non possono vincere tutti ma nemmeno ci va giù che vincano sempre gli stessi. Dopo anni di bocconi amari, dopo aver appurato che abbiamo già vinto nell’aver scelto di sostenere la Fiorentina, sarebbe anche l’ora di una gioia. Perché tutti questi prestigi morali non dovrebbero escludere la possibilità di gioire sul campo. E così insisto nel fare la mia letterina, nonostante il dubbio di aver l’indirizzo sbagliato mi abbia attraversata più volte.

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