Il Tirreno

Firenze

La Viola non si ferma più. L’asso finale lo cala Luka Jovic

di Francesca Bandinelli
La Viola non si ferma più. L’asso finale lo cala Luka Jovic

Bonaventura porta la Fiorentina in vantaggio, ma Dia gela il Franchi. Le mosse giuste sono arrivate dalla panchina, con Saponara e il serbo

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FIRENZE. Serviva vincere, in qualunque modo, anche a costo di rinunciare a qualche bella giocata. Contava recuperare terreno in classifica e pure fermare per la prima volta in questa stagione una squadra, la Salernitana, che al fischio d’inizio, si trovava davanti, mettendo la freccia e lasciandosela alle spalle. I tre punti erano importanti pure per salutare il Franchi, che fino al 4 gennaio dovrà accontentarsi di assistere ad un test match di rugby (allo stadio ieri sera c’era anche la nazionale che sabato affronterà l’Australia nel test match),congedandosi nel modo migliore nell’ultima partita di questo insolito 2022, costretto a fermarsi per il Mondiale invernale. Alla fine, però, la Fiorentina ha vinto e convinto.

Dopo la paura, figlia del gol di Dia, lesto a cancellare la rete del momentaneo vantaggio viola firmato Bonaventura, a calare l’asso pigliatutto ci ha pensato Luka Jovic, entrato al posto di un Cabral sicuramente non nella sua serata migliore. È servito l’ausilio del Var, a causa della chiamata del guardalinee per un possibile fuorigioco, ma le telecamere hanno permesso di festeggiare con ancora più intensità.

A vincerla, in via definitiva, è stato Vincenzo Italiano, che prima si è affidato per la settima partita di fila in Serie A a Bonaventura, perfetto in fase di rifinitura e illuminante nell’impostazione, e poi ha trovato la chiave giusta, mandando in campo Saponara, autore del passaggio giusto, e l’attaccante serbo. La Salernitana, costretta a subire la manovra degli avversari, ha dovuto sì piegare la testa, ma non senza lottare su ogni pallone, con Ribery seduto a bordocampo attento a “telecomandare” gli ex compagni per suggerire i movimenti. Nicola aveva trovato la mossa giusta, mandando in campo Dia al posto di un evanescente Bonazzoli, capace di capitalizzare di fatto l’unico tiro in porta della sua squadra. Ma, alla fine, ha dovuto alzare bandiera bianca pure lui, con la sua squadra travolta dal furore di chi voleva vincere ad ogni costo.

Il risultato, per la Fiorentina, avrebbe potuto essere blindato dopo poco più di 30 minuti di gioco. Bastava sfruttare al massimo la gran botta di Kouame, che invece scaraventa il pallone addosso a Sepe permettendogli di esaltarsi nell’uscita, la conclusione di Cabral, il cui tiro su passaggio perfetto di Milenkovic è risultato troppo debole, e pure quello di Ikoné, nella ripresa.

Invece no, la sofferenza l’ha fatta da padrone fino alla mezz’ora della ripresa, quando le accelerate sulle due fasce e i passaggi millimetrici di Saponara hanno riacceso la fiamma, nel forcing finale per cercare di blindare il risultato con qualche istante d’anticipo.

Alla fine, la maturità del gruppo di Italiano è comunque uscita fuori: sono stati tutti in grado di gestire il pallone, senza lasciarsi prendere dalla frenesia, dimostrando di aver fatto tesoro delle lezioni del passato. A sorridere, alla fine, è stato l’intero Franchi, con i quasi 30 mila arrivati a salutare la squadra.

Adesso, dopo aver messo insieme cinque vittorie di fila in tutte le competizioni – dalla sconfitta incassata contro l’Inter in pieno recupero, di fatto, è nata una squadra diversa -, la Fiorentina si prepara ad andare a San Siro, contro il Milan (domenica, ore 18,30). La consapevolezza è totalmente diversa, figlia di una squadra capace di soffrire, di dominare e, finalmente, di gestire. Sarà un ostacolo altissimo da provare a saltare, ma adesso nessuno vuole più fermarsi. Dopo 14 gare, rispetto ad un anno fa, i punti di ritardo sono solo tre: era esattamente questo che volevano tutti, una Fiorentina capace di lottare.


 

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