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L’attaccante

Arthur Cabral, missione rinascita. In pochi minuti il brasiliano ha rovesciato tutto

di Francesca Bandinelli
Arthur Cabral, missione rinascita. In pochi minuti il brasiliano ha rovesciato tutto

E intanto Jovic lo incoraggia: «Sei un bomber»

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FIRENZE. Si è ripreso lo scenario in un pugno di minuti, mettendo in un angolo tutto, critiche e dubbi. Arthur Cabral non ha pensato a niente, solo a farsi decisivo, nel momento più complicato. In 13 minuti, quelli avuti a disposizione a La Spezia, ha gettato le basi per il doppio rilancio, suo e della Fiorentina. Ha procurato l’espulsione di Nikolaou, permettendo alla sua squadra di sfruttare la superiorità numerica sul campo, e poi ha trovato la zampata vincente, quella capace di dare una scossa significativa alla classifica. È stato il giocatore che ha concluso più volte in porta (2), uno tra i più veloci dietro a Saponara e Terzic e pure quello che ha saputo portarsi la fortuna dalla sua parte, non arrendendosi fino all’ultimo istante utile, mandando un messaggio chiaro a tutti. Anche in chiave mercato.

È vero, fino ad oggi, ha giocato forse meno di quanto si poteva immaginare, ma il suo contributo non è stato per niente trascurabile. Ha segnato nel play off d’andata contro il Twente, finito 2-1 per la Fiorentina, si è inventato l’assist per il colpo di testa di Kouame a Lecce fondamentale per cancellare lo spettro di un ko e a La Spezia ha messo il sigillo su tre punti dal sapore d’ossigeno, non prima (contro l’Inter) di aver spezzato la maledizione del dischetto, riuscendo finalmente a trasformare il primo penalty dopo i due precedenti errori. Sa bene di essere una risorsa per la sua squadra ed è ora che non intende tirarsi indietro.

Lo ha ribadito a caldo, dal ventre del Picco domenica pomeriggio, e lo ha ripetuto pure sui social, postando l’immagine del suo “graffio” d’autore. «Grande partita, raga», ha scritto, raccogliendo attestati di stima da gran parte dei compagni di spogliatoio, dal connazionale Igor fino a Terzic, passando per Kouame, Castrovilli, Ikoné e lo stesso Jovic. Il rapporto tra i due è di ferro: sanno perfettamente che è dal loro fiuto per il gol che dipende la rinascita dalla Fiorentina e nessuno dei due fa venire meno il supporto all’altro. «Bomber» gli ha scritto il serbo, accompagnando il post con un cuore e l’emoji del fuoco. Sì, perché in questo momento è necessario che tutti e due dimostrino di essere in grado di andare a mille.

Alle porte c’è la sfida contro il Riga, l’ultimo atto del girone di Conference League, e più di ogni altra cosa c’è da tentare lo strappo in campionato, provando a mettere insieme più punti possibili, senza fare calcoli, badando al sodo. Cabral, adesso, aspetta solo di potersi mettere di nuovo alla prova, dall’inizio o anche a gara in corso. Conta la sostanza, non la forma e lui lo sa bene. Sta imparando a padroneggiare la lingua italiana e ora più che mai non intende tradire la fiducia di chi, ormai quasi un anno fa, lo ha portato in Italia per una cifra attorno ai 16 milioni, bonus inclusi. In Svizzera, lo avevano soprannominato “King Arthur”, Re Artù: dopo la magia più pesante, sfoderata nell’ultimo turno, adesso, aspetta solo di riavvolgere il nastro. Sarà Italiano a decidere come e quando: il brasiliano è concentrato solo sul cogliere l’attimo. E non intende pi ù aspettare.

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