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Calcio: Serie A

Viola è una vittoria di cuore (e che serviva): c’è Cabral e riaccende la luce

di Francesca Bandinelli
Viola è una vittoria di cuore (e che serviva): c’è Cabral e riaccende la luce

Milenkovic porta in vantaggio la Fiorentina, ma Nzola riaccende il Picco. Il rosso di Nikolaou diventa lo spartiacque della gara e il brasiliano la decide

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FIRENZE. Serviva una vittoria, per fare il pieno di entusiasmo in vista dell’ultima gara del girone di Conference League, giovedì prossimo a Riga, in Lettonia, ma soprattutto per ricominciare davvero a correre in classifica, lasciandosi alle spalle le zone calde della graduatoria. La Fiorentina, pur non senza faticare, alla fine ce l’ha fatta. Ha stretto i denti, ha dimostrato di saper soffrire, di poter chiudere gli spazi anche alle ripartenze degli avversari, limitando gli errori, che poi erano stato il vero "tallone d’Achille" di questo avvio di campionato. È così che, sei mesi dopo l’ultima volta, in un colpo solo, vengono sfatati tutti i tabù: sì, perché Vincenzo Italiano ritrova la vittoria esterna in campionato, la prima della stagione, mentre Cabral mette in un angolo critiche e cattivi pensieri dopo essere stato in naftalina per diverse settimane, con Jovic perennemente davanti a lui nelle gerarchie di squadra. Invece, stavolta, è proprio dalla staffetta che nasce la svolta.

Sì, perché cinque minuti dopo l’ingresso del brasiliano, Nikolaou lo atterra in maniera irregolare. Massa, che inizialmente aveva estratto il giallo, va all’OFR e cambia colore al cartellino, costringendo lo Spezia all’inferiorità numerica: è qui che la Fiorentina spinge il piede sull’acceleratore, trovando il guizzo per il destro del brasiliano che vale i tre punti della gara. Conquistati sul campo più complicato.

Proprio come lo scorso febbraio (era San Valentino) , al Picco, si decide tutto nei minuti finali. Da una parte a fare la differenza c’è Terracciano, il portierone che vince, a distanza, il confronto con Dragowski, l’ex compagno di squadra sorpassato in corsa nell’ultimo campionato sfilandogli la maglia da titolare, mentre Jovic, applaudito dai 1200 tifosi viola arrivati a La Spezia (per lo più in treno) , alla fine, si ferma al palo. Pur viaggiando a corrente alternata, prima scheggia in pieno il legno esterno della porta difesa dal portiere polacco (su assist di Ikoné) e poi scaraventa il pallone di poco a lato, lasciano sul posto Kiwior, mostrando comunque un certo feeling anche con le conclusioni dalla distanza. Non gli riesce trovare il quarto gol di fila, dopo la rete all’Inter e la doppietta al Basaksehir.

Nonostante un avvio dei padroni di casa a spron battente - dopo poco più di un minuto Gyasi ci prova, con un sinistro da centro area, a passare in vantaggio è la squadra viola. Biraghi, direttamente da calcio d’angolo, si inventa un cross perfetto per il colpo di testa di Milenkovic da posizione ravvicinata, lesto a direzionare il pallone nell’angolo in basso. Colpo su colpo, attendendo l’occasione giusta con pazienza certosina, lo Spezia, risale la china e lascia a Nzola il compito di ristabilire il risultato di parità, poco dopo la mezz’ora. Nella ripresa, la Fiorentina si accende soltanto a tratti, sembra peggio di una maledizione, almeno fino all’intervento da karateka di Nikolaou. Gotti, aveva già predisposto due cambi: il gioco fermo e la chiamata del Var Paterna, ha messo tutto in ghiacciaia, fino al cambio di colore del cartellino estratto ai danni del difensore greco. Il resto è storia nota e a sorridere, alla fine, è proprio il presidente viola Rocco Commisso, seduto in tribuna accanto al dg Joe Barone.

Serviva un successo per cominciare a risalire la china in classifica: adesso c’è solo da alimentare il fuoco dell’orgoglio, quello che poi ieri ha fatto la differenza. Restano tre partite di campionato, da qui alla sosta, contro Sampdoria (a Genova, domenica), Salernitana (al Franchi, mercoledì 9 novembre) e Milan (il 13, nell’ultimo atto del 2022) : è ora che serve crederci. Senza fare nessun altro calcolo.

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