Il dolore
Cabral, Ikonè e Jovic: attacco, finalmente tu ora serve continuità
Bonaventura: «Non dare nulla per scontato»
FIRENZE. Errori tanti, specie nella prima mezz’ora che ha determinato il 2-0 a favore dell’Inter intorno a cui è girata l’intera partita nonostante la rimonta viola, errori tanti singolarmente e di squadra specie nei singoli episodi che hanno deciso la partita: ma non può essere stato tutto negativo, nonostante la sconfitta e i quattro gol al passivo, se appunto la Fiorentina è riuscita a passare dal succitato 0-2 al 2-2 e poco dopo a rifarsi sotto dopo il rigore di Lautaro Martinez che aveva riportato di nuovo avanti i nerazzurri.
Ecco, sono proprio quei tre gol segnati a dare fiducia e nuove prospettive per il prosieguo di stagione. Intanto, perché sono stati appunto tre gol e finora la squadra di Italiano era riuscita a realizzarli tutti insieme soltanto alla prima giornata contro la Cremonese, sfruttando più che altro la complicità involontaria del portiere grigiorosso (e in seguito a due ci era arrivata soltanto col Verona).
E poi, soprattutto, perché hanno impresse le firme di altrettanti attaccanti, che sono state nell’ordine quelle di Cabral (su rigore), Ikoné (fantastico sinistro) e Jovic (mezza rovescia di destro altrettanto notevole per difficoltà ed efficacia), cioè di chi viceversa era riuscito solo raramente a incidere in questi due mesi: e il problema del gol per la latitanza o quasi di chi di mestiere dovrebbe evitarlo (il problema) era ed è - fino alla risoluzione totale - alla base del netto ritardo in classifica della Fiorentina. E qui si inseriscono bene le parole pronunciate da Bonaventura nel ventre dello stadio “Franchi” subito dopo la partita contro l’Inter in un’analisi che andava oltre i succitati singoli episodi, favorevoli e in special modo contrari (mancata espulsione di Dimarco, fallo di Dzeko su Milenkovic non fischiato) con annesse recriminazioni.
«Rispetto alla scorsa stagione – ha dichiarato il calciatore marchigiano – ci mancano un po’ di gol, anche in considerazione del fatto che allora nel girone d’andata c’era Vlahovic che ne segnava uno a partita. E questo fa la differenza». Ecco lì il punto, anzi il raffronto che fa salire in superficie motivi e maniere della partenza ad handicap della squadra viola. La Fiorentina giocava e Vlahovic segnava un anno fa, la Fiorentina a volte gioca e a volte non gioca (come qualità e quantità) e spesso nemmeno concretizza ora. Forse il verbo andrà declinato al passato se gli effetti di sabato sera dovessero essere ripetuti a breve e la speranza di tutto l’ambiente è chiaramente questa: Cabral in campionato era ancora a secco, Jovic non andava in gol proprio dalla Cremonese (e tanto gli è bastato per un’esultanza polemica e fuori luogo) e Ikoné a sua volta è al secondo centro. Tutti e tre a segno insieme contro un avversario di quel livello è un buon segnale, anche senza l’happy end. Ottimo segnale. E per trasformare il tutto in fondato ottimismo vengono in aiuto ancora le parole di Bonaventura.
«Giochiamo da due anni allo stesso modo, gli avversari ci conoscono e non dobbiamo più dare niente di scontato». Sarà un caso o forse no che la parte migliore della Fiorentina contro l’Inter sia emersa quando Vincenzo Italiano, con coraggio, ha aggiunto Jovic a Cabral (minuto 53) in un 4-2-3-1 che diventava spesso sfrontatamente 4-2-4 per la presenza contemporanea di Kouame e Ikoné, senza dimenticare che il succitato Bonaventura era uno dei due centrocampisti. Insomma, cambiare si può rivedendo posizioni e compiti ed è la strada da seguire - non sempre: quando serve - per dare più soluzioni e più incisività al gioco viola. Grazie finalmente agli attaccanti.
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