Gioco
Porta Romana, pallone e non solo: padel-mania per pagare le bollette
Viaggio nella società che ha visto crescere giocatori come Baroni e Pazzagli
FIRENZE. «La gran parte di noi è nata a Bibe, è cresciuta a Bibe e nel Porta Romana, con principi sani in compagnia di uomini veri. Siamo persone che hanno vissuto e vivono, oltre che per la propria famiglia e per il proprio lavoro, per il calcio e non di calcio, aspetto che ci inorgoglisce e ci fa sentire diversi». È il welcome che il Cs Porta Romana dà ai visitatori che si addentrano sul sito della società. Un amarcord, sì, ma il cui eco si riverbera nel presente. E allora facciamo un passo indietro.
Siamo nella Firenze degli anni della ricostruzione quando il ragioniere della Fiorentina, Piero Marzoppini, nel lontano 1959 chiede all’amico Giorgio Borchi: «Si fa una squadra di calcio? Ho 7-8 ragazzi che vorrebbero giocare a pallone». Così fu. I due amici bussano alla porta del parroco di Sant’Ilario che volentieri mette a disposizione una stanza come sede. Nasce così la squadra del “Sant’Ilario” tra le cui file si arruolarono alcuni ragazzi della parrocchia e altri di Porta Romana. Arrivati al ‘64 manca però un campo su cui giocare. A questo giro la richiesta arriva a Don Santiccioli, al secolo “Bibe” dal nome della trattoria che identifica la zona, a cui venne intitolato il centro sportivo della squadra, eretto su un terreno messo a disposizione da un parrocchiano.
Furono questi i natali del Cs Porta Romana, così battezzato per i tanti ragazzi che provenivano proprio dalla porta cittadina. Arancione e nero i colori scelti. Fino alla metà degli anni 2000 il Porta Romana milita in seconda o terza categoria, ma negli anni ‘70 arriva la vittoria del Trofeo Enrico Befani, tra i più importanti organizzati a Firenze.
Intanto passano al “Bibe” il compianto Andrea Pazzagli che dal Porta Romana approda alle giovanili della viola per poi laurearsi campione del mondo col Milan di Sacchi e Marco Baroni anche lui ceduto alla Fiorentina ed in seguito campione d'Italia con il Napoli di Maradona. Con il nuovo millennio arriva la svolta perché nel consiglio entra un gruppo veterani cresciuti al “Bibe” che, appesi gli scarpini, decide di impegnarsi per far crescere la società: comincia allora una straordinaria scalata che nel giro di 10 anni porterà il Porta Romana fino all’Eccellenza. Ed è così che, proprio per contenere le aspirazioni del club che si stava avviando verso una fase più matura, dal 2007 la nuova casa della società diventa lo stadio comunale “Gino Bozzi” alle Due Strade.
Con il tempo però il settore giovanile è andato sfumando e al momento le squadre sono rimaste due: la prima e la juniores che partecipa al campionato regionale elite. Tra gli obiettivi del Porta Romana, non a caso, c’è quello di ricostruire una scuola calcio per portare i ragazzi nel campo di pallone, anche se la prospettiva è messa in discussione dal particolare momento storico che stiamo vivendo. «Per rilanciare il settore giovanile stiamo cercando una sinergia con altri club per ovviare al problema del caro bollette - spiega il club - ma ci aspettiamo interventi da parte delle istituzioni e della federazione. Il rischio è che attività, prima di tutto sociali, come la nostra chiudano e lascino per strada tanti ragazzi».
Un po’ per portare nuovi introiti alla società e un po’ perché la padelmania è il “virus” del momento, ecco che al Porta Romana è sorto un vero e proprio padel club, dove qualche settimana fa si sono sfidati in un match Batistuta e Baiano. I due campi sono stati realizzati nel luglio scorso e anche se cambia la disciplina alla base, lo spirito rimane quello ai tempi di “Bibe”: stare insieme e divertirsi. La parola d’ordine è ancora una volta: aggregazione.
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