Sicurezza
Disfatta Fiorentina: contro la Lazio è sprofondo viola
Il passivo di quattro reti è pesantissimo, ma a fare più male è la difficoltà, quasi endemica, a trovare la rete
Due schiaffi fortissimi che alla fine diventano addirittura quattro. La Fiorentina, seppur dopo un’ora di calcio giocato a viso aperto, si piega di fronte alla Lazio. Il difetto, endemico, è sempre lo stesso: la mancanza di precisione in fase di conclusione. Sì, perché le occasioni, pur sotto di due reti, non sono comunque mancate: c’è stata la traversa centrata da Mandragora, quindi la spizzata di testa di Martinez Quarta deviata da Provedel sul finale del primo tempo, o anche il tiro di Jovic, sparato alle stelle. Gonzalez, invece, ha finito per mancare la sfera, in uno dei pochi attimi con l’area piccola avversaria affollata. In campo, c’è stata troppa Lazio, un avversario chirurgico nei tiri e compatto in difesa, anche sui rovesciamenti di fronte. La squadra di Sarri espugna per la prima volta in questa stagione il Franchi e si attacca così al treno della Champions, trascinata da Vecino, ma soprattutto da Zaccagni, autore del raddoppio biancoceleste e del corner con cui il centrocampista uruguaiano ha sbloccato la gara. Ciro Immobile, il re del gol, festeggia addirittura due volte: per il sigillo messo sul match, ma soprattutto per aver raggiunto al nono posto della classifica dei goleador di tutti i tempi in Serie A campioni come Signori, Del Piero e Gilardino. Più forte di tutto, pure della traversa colpita poco prima che pareva aver rimandato il traguardo.
La Fiorentina, dal canto suo, si lecca le ferite e resta ferma a nove punti, sei in meno rispetto ad un anno fa, con un ritardo che fa male soprattutto dovendo guardare dal basso sia Monza che Salernitana, avanti di una lunghezza. La missione più importante, adesso, è scrollarsi di dosso amarezza e frustrazione: giovedì, a Firenze, arrivano gli scozzesi dell’Hearts. Dopo il secco successo al Tynecastle Park serve quantomeno consolidare la classifica in Conference, aspettando poi lo scontro diretto con i turchi del Basaksehir che guidano il girone.
La difesa di Maurizio Sarri, autentica “bestia nera” per Italiano che mai fin qui è riuscito ad infliggere un dispiacere al collega, si conferma ancora una volta la più difficile da “perforare”: la rabbia, però, è tutta per quelle occasioni costruite e non capitalizzate. Dopo un avvia arrembante dei viola, a spuntarla è Vecino, con la velenosa legge dell’ex, che alla prima occasione trova, di testa, il modo di castigare i viola, dagli sviluppi di un corner battuto da Zaccagni (deviazione di Dodô). È proprio l’ex Verona, al 25’, a superare per la seconda volta Terracciano, imbeccato da un assist perfetto di Milinkovic-Savic, con Quarta messo fuori gioco sul tempo. Serve un po’ di tempo, ai viola, per rimettere la barra al centro, ma dopo le urla di Italiano, qualcosa sembra cambiare, almeno sotto il profilo dell’atteggiamento. Sì, perché prima il sinistro violento di Mandragora, su suggerimento di Kouame, e poi il colpo di testa di Quarta danno l’illusione di far vacillare i biancocelesti. Illusione, appunto. Non bastano nemmeno i cambi, da Gonzalez a Barak: alla fine, frana dilaga la Lazio e sparisce la Fiorentina, travolta dai fischi.
Sperava in un finale diverso soprattutto Matteo Berrettini, il finalista di Wimbledon e la punta di diamante dell’Atp 250 in corso di svolgimento al Pala Wanny, seduto in tribuna autorità. Prima dell’inizio della gara, ha ricevuto dal sindaco Nardella una riproduzione delle chiavi delle antiche porte della città: «Ho un legame speciale con Firenze che per me è una seconda casa e con la squadra viola. Ho iniziato a tifare per questi colori quando, dopo il fallimento, i giocatori lottavano per risalire in A e con i miei cercavamo i “barretti” per vedere le partite». In campo, per la cerimonia di consegna, erano presenti anche il Gonfalone di Firenze e, in rappresentanza del club, il direttore generale della Fiorentina Joe Barone.
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