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Questione di somiglianze: se Quarta sembra Diego e Kouame fa l’Eto’o

di Andrea Bruno Savelli
Questione di somiglianze: se Quarta sembra Diego e Kouame fa l’Eto’o

La Fiorentina riparte dal successo in Scozia: forse non siamo in lotta per il terzo scudetto, ma per la finale di Conference League sì

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La doccia scozzese è quella che alterna il getto dell’acqua calda a quella fredda. E l’altra sera puntualmente è arrivata. Sul campo, un getto piacevole che ha riscaldato il cuore dei mille eroici viola accorsi in terra straniera a sostenere la propria squadra, negli spogliatoi invece l’acqua delle docce era gelata. I giocatori sono dovuti tornare in albergo a farsela. Chissà se è stata una vendetta premeditata per la sconfitta, un semplice e sfortunato malfunzionamento oppure un modo per risparmiare, visti i rincari arcinoti. Ma la Fiorentina doveva vincere ed ha vinto. Un successo europeo che riporta fiducia ed un po’ di lustro ad una squadra che è tra le poche in Italia a raccontare di aver fatto tutte le finali Uefa. Certo, poi le suddette finali le ha spesso perse, in un modo che definire rocambolesco è una presa di giro al buonsenso.

In finale di Coppa Campioni subimmo un furto col Real Madrid, guarda caso, con un rigore assegnato per un presunto fallo tre metri fuori dall’area. Nel ’90 ci pensò il simpatico Casiraghi a rovinare il sogno di Baggio e di una generazione che cercava una vendetta dal 1982 ed invece si ritrovò ad Avellino. Ci fosse stato il Var la Fiorentina avrebbe più titoli del Manchester United. La digressione può sembrare fuorviante, ma era necessaria per raccontare una storia che parte da lontano e non poteva fermarsi ad Edimburgo, contro una squadra che ha un nome romantico e che viene da una sala da ballo.

E così nei Viola Kouame è sembrato il miglior Eto’o, Mandragora dopo il gol ci ha ricordato l’urlo di Tardelli, Quarta ed il suo coast to coast ai più intraprendenti ha fatto pensare a Diego Armando e Jovic ha finalmente scacciato per una notte il fantasma dell’altro centravanti serbo, ceduto e rimpianto. Piacerebbe scrivere che anche Biraghi ha dragato il campo e calciato meglio di Roberto Carlos, ma c’è un limite all’euforia. Invece non c’è limite al numero di corner calciati dai Viola senza mai segnare. E poi il cross vincente è arrivato da Terzic e dalla destra. Un po’ come quando Mandragora segnò con un cross sbagliato a tempo scaduto, una beffa per chi continua a sbagliare valanghe di traversoni da ogni posizione. L’avversario non era uno scoglio insuperabile, ma visto come ci eravamo comportati nelle partite precedenti c’è di che gioire e sperare che questa iniezione di fiducia ci faccia ritrovare la Fiorentina che avevamo imparato ad amare la scorsa stagione. In mezzo al sorriso di Jovic, a quello di Kouame, speriamo di ritrovare in campo i carpiati di Gonzalez dopo un fallo, i capelli biondo platino di Sottil, la faccia seria di Milenkovic e Barak, in via di ripresa o out per infortunio. Si fosse negli anni’80 ci sarebbe da temere. ..l’anonima sequestri, invece è solo privacy.

Chiusura con una nota gioiosa per il debutto di Bianco, giovane entrato in campo col piglio di un veterano. Ps Forse non siamo più tanto in lotta per il terzo scudetto ma siamo in lotta per la finale di Conference!

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