Il Tirreno

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Tradizione e innovazione

Signa 1914, una storia lunga oltre un secolo, tra passione e valori

di Luca Amodio

	Il Signa festeggia nel derby contro la Lastrigiana (Foto Antonio Badalucco)
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Il Signa festeggia nel derby contro la Lastrigiana (Foto Antonio Badalucco)

L’orgoglio del presidente Andrea Ballerini: “Questo è un luogo prima di tutto di socializzazione”

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SIGNA. Entusiasmo, spirito di aggregazione ma soprattutto attaccamento al territorio. Sì, perché l’obiettivo principe del Signa Calcio 1914 è quello di «ricreare una scuola calcio e un settore giovanile dove ci sia, in primo luogo, un vero e proprio attaccamento al paese: insomma dove i ragazzi possano prima di tutto socializzare, un po’ come quando ero piccolo io». A dirlo Andrea Ballerini, direttore generale dal 2013 e presidente del Signa Calcio dal 2019, che ormai da tre anni sta mettendo tutto il suo impegno per far giocare al pallone le nuove generazioni. «Il calcio è una delle migliori soluzioni per far stare insieme i ragazzi perché nella società moderna rimane tra le poche attività che anziché dividere, unisce», insiste Ballerini.

Non è un caso che il Signa Calcio, nato nel lontano 1914, sia rimasta una di quelle poche istituzioni inossidabili, capace di reggere ai grandi cambiamenti intercorsi in un secolo. «Da piccolo andavo in alcuni circoli che oggi non esistono più, andavo in alcuni bar e adesso non ci sono più, sapete cosa è rimasto? Il Signa perché si lavora sui valori sani, non sugli aspetti economici ma su quelli sociali», dice Ballerini. E oggi sono quasi 300 i tesserati, dalle prime leve classe 2016 fino alla prima squadra, seguiti da Raffaele Gulli, responsabile del settore giovanile e Davide Lombardi, responsabile della scuola calcio. Al momento, allievi e giovanissimi non disputano i campionati regionali ma proprio questo è l’obiettivo, nei prossimi due anni, che il presidente Ballerini vuole portare a casa. I propositi riguardano anche gli obiettivi della prima squadra. Il Signa esce da un’annata straordinaria e migliorare i risultati significa puntare alla categoria superiore. Un sogno nel cassetto che potrebbe coincidere con il centenario dalla nascita, che la squadra festeggerà tra pochi anni. Ma come dice il neo dg Gianluca Berti «l’eccellenza è un campionato tosto, non contano i nomi, c’è poco da fare i signorini. C’è solo da correre ed essere più pratici possibile».

Certo è che il Signa ha i suoi punti di forza. A partire dalle due strutture storiche che ospitano le squadre, il campo sportivo del Bisenzio, eretto negli anni’20 del secolo scorso, e il campo sintetico intitolato a Puskas, che prima di giocare nel Real Madrid aveva indossato la maglia del Signa in un’amichevole. E poi c’è tutto il mondo dei volontari, dai consiglieri fino a coloro che orbitano intorno alla società e che permettono di “mandare avanti” il Signa. Insomma, un cosmo di ex giocatori, genitori o semplicemente affezionati che dedicano il loro tempo per far giocare i propri figli al pallone e sostenere la squadra del paese. Sì, un’altra volta quello spirito di attaccamento viene al pettine. E lo si ritrova – ancora – nei Boys il gruppo di tifosi che ormai da qualche anno, in casa e in trasferta sono là, in curva a tifare la squadra. E ciliegina sulla torta, da quest’anno è partita un’affiliazione con la Fiorentina. «La Fiorentina con la scuola calcio ha un programma serio e interessante e noi abbiamo spinti su questo progetto per andare a migliorare le qualità tecniche e di preparazione dei nostri giocatori e dare un prodotto migliore ai nostri ragazzi». 
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