Gioco
Fiorentina, cura il mal di gol e così tornerai a farci sognare
FIRENZE. Viaggio al centro della crisi (di risultati) che non può non prescindere dai numeri, poi da interpretare con differenti chiavi di lettura ma evitarli è impossibile, e quelli che concorrono a focalizzare questo inizio zoppicante della Fiorentina sono essenzialmente due: 7 come i gol segnati dalla squadra viola in otto partite di campionato, 9 come i punti in classifica.
Numeri che non rappresentano le potenzialità e le ambizioni della Fiorentina che difatti è 11esima in classifica in campionato. Non solo: se prendiamo in esame il rendimento in Conference League, con un punto in due partite e appena un gol tra Rsf Riga e Basaksehir, le cose non vanno meglio. Intanto il cammino in Serie A, che quello appena trascorso è stato il lunedì successivo alla sconfitta di Bergamo e ai problemi tornati in superficie subito alla ripresa dopo la sosta, segno che il 2-0 al Verona prima della sosta non li aveva risolti ma solo accantonati: lo stop contro i nerazzurri li ha fatti emergere di nuovo, con tutto il loro carico (pressante) di soluzioni da trovare e mettere in pratica per risolverli.
Sette gol all’attivo sono davvero pochi, specie considerando che quella contro l’Atalanta è stata la quarta volta su otto in cui Biraghi e compagni non sono riusciti a trovare la via della porta avversaria. Per ritrovare un rendimento offensivo peggiore di questo bisogna risalire fino alla stagione 2016-17 e alle sei reti alla giornata numero 8 curiosamente giocata proprio contro l’Atalanta e chiusa sullo 0-0 (a Firenze) . Lo scorso anno, ad esempio, allo stesso punto del percorso, erano stati dieci i gol realizzati e avevano prodotto 12 punti in graduatoria, nonostante un avvio di stagione discreto ma ugualmente non brillantissimo e condizionato da un rendimento sulle montagne russe (quattro vittorie e quattro sconfitte) da “addebitarsi” al cambio di metodo e di sistema di gioco con l’arrivo di Italiano in panchina. E se è vero che allora non c’era l’impegno europeo che adesso ha tolto e sta togliendo tante energie alla Fiorentina (ma le Coppe non saranno mai da intendersi come un peso per un club che le disputa, altrimenti c’è qualcosa che non torna) , ed ecco una possibile chiave di lettura che sposta un po’la questione. Le difficoltà attuali rimangono, sono sotto gli occhi di tutti e hanno bisogno di una strada alternativa per scansarle in futuro. Immediato.
Questi sono i numeri che a loro volta hanno dentro delle cause. La fatica micidiale che fanno a fare gol gli attaccanti scelti per il dopo Vlahovic, cioè Cabral e Jovic, è una delle principali: il brasiliano e il serbo, insieme, finora hanno realizzato appena due gol, Jovic subito alla prima contro la Cremonese e Cabral nella gara d’andata dei playoff di Conference League contro il Twente. Logico che la Fiorentina ne paghi le conseguenze e anche così si spiega la scelta (reiterata) di Italiano di schierare Kouame centravanti a discapito dei centravanti di ruolo. Ma nemmeno sarebbe giusto e appropriato fermarsi qui nella ricerca delle cause alla sterilità in attacco. Se gli esterni sempre là davanti non incidono, se Gonzalez tra contusioni e tallonite ha giocato la miseria di quarantadue minuti in otto turni, se non c’è un singolo calciatore a “quota” due tra i marcatori, se i centrocampisti hanno prodotto complessivamente due reti, è inevitabile che i numeri della Fiorentina siano questi. E adesso tutti questi meno hanno bisogno di una soluzione per diventare più e consentire la risalita.
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