Toscana
Viola, gol per riprendersi tutto. A Istanbul in ballo c’è molto di più
Un successo spazzerebbe via diverse nuvole, compreso il tabù della vittoria
FIRENZE. Scrollarsi, subito, di dosso le tossine del ko di Bologna e provare a prendere il destino in mano, per scrivere davvero una nuova storia. La Fiorentina deve ritrovare il giusto punto di equilibrio, consapevole dei punti deboli su cui lavorare, ma anche forte della compattezza del gruppo che la passata stagione è stato determinante nella volata all’Europa. I nèi ci sono, inutile negarlo. I gol segnati, 5 in campionato, sono pochissimi, gli stessi della Cremonese e dello Spezia per fare due esempi: c’è da invertire la tendenza, consapevoli che a mancare non sono le occasioni costruite. Serve precisione nell’ultimo passaggio e magari un pizzico di “leggerezza” in più, senza cercare la giocata ad ogni costo. La gara di Istanbul, in questo senso, è un’opportunità ghiottissima, di quelle da non lasciarsi scappare. Per fare strike di obiettivi: ritrovare il successo in senso lato, quello in trasferta che manca dal 10 aprile scorso e pure quelle reti diventate quasi un’ossessione. Dopo aver raggiunto il primo step stagionale, l’ingresso alla fase a gironi di Conference League, c’è da rimettersi in carreggiata e la sfida contro il Basaksehir, nella bolgia annunciata al Fatih Terim, può trasformarsi in un trampolino di ri-lancio straordinario.
Serve una vittoria per cominciare a dettare legge in Europa – con un successo, i viola si garantirebbero il sorpasso sui turchi in classifica – e, soprattutto, per tornare a prendere fiducia e non finire risucchiati nelle sabbie mobili della tristezza e del grigiore. C’è da sfatare un tabù, quello del successo che manca dal 18 agosto scorso, e Italiano non intende perdere tempo. Si è fatto parafulmine domenica nel ventre del Dall’Ara: si è preso ogni responsabilità possibile, livido in volto e arrabbiatissimo per quel ko «da matti» e ora, con altrettanta spregiudicatezza, vuole vedere una risposta immediata, uno scatto d’orgoglio. Sa che può pretenderlo, è stato questo il filo conduttore delle due sfide contro il Twente e pure contro Juventus e Napoli, col club di Spalletti costretto per la prima volta al digiuno di reti in campionato. Se la squadra è andata in “tilt” lo ha fatto con le medio-piccole: non è riuscita a sfruttare il doppio vantaggio numerico a Empoli mentre a Bologna in un pugno di minuti è stato dilapidato il vantaggio.
L’assenza in campo di Gonzalez, l’argentino capace di bruciare gli olandesi con la rete lampo dopo solo 62 secondi, sta pesando tantissimo: tocca ai compagni di reparto trovare la chiave giusta per scardinare il blocco offensivo. Deve trovarlo Jovic, in rete alla prima di campionato con la Cremonese con una conclusione da centravanti vero e rimasto prigioniero del rigore sbagliato contro i bianconeri di Allegri, e come lui deve farlo Cabral, che col Basilea proprio in Conference League si è guadagnato in maniera decisiva l’attenzione della Fiorentina. Non basta solo il possesso palla: giusto avere il pallino del gioco, ma serve soprattutto l’attenzione per non commettere quelle sbavature che alla fine finisci sempre per pagare carissimo. Pure col Riga, nella prima partita del girone, il pallone perso a centrocampo da Bonaventura, non si è trasformato in un gol al passivo solo per la prontezza di riflessi di Gollini.
È prematuro parlare di crisi, ci sono ancora 32 partite di campionato davanti e intanto altre cinque in Europa: lo ha detto pure Italiano: «Non penso che la squadra sia nel pallone, ma se tra cinque o sei gare saremo ancora così allora faremo le valutazioni necessarie». Ecco perché serve una risposta immediata, anche sul piano dell’orgoglio. Tocca alla Fiorentina rispondere, compatta come ha sempre dimostrato di essere.
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