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Il Bologna rovescia la Viola: la vittoria è una maledizione

di Francesca Bandinelli
Il Bologna rovescia la Viola: la vittoria è una maledizione

Un errore velenoso di Igor, poi espulso, e il fallo di Kasius su Quarta castigano la Fiorentina. Appena due i tiri in porta costruiti: è troppo poco

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FIRENZE. Avrebbe dovuto essere la partita dell’orgoglio. Lo aveva detto pure Igor prima del fischio d’inizio: «Tiriamo fuori le motivazioni dalla rabbia». Invece, nonostante il vantaggio costruito non senza fatica, alla fine la Fiorentina è franata su se stessa. In cinque minuti, al di là del concorso delle scelte arbitrali. Sì, perché il Bologna, che mai in questo avvio di stagione era riuscito a strappare i tre punti, alla prima senza Mihajlovic in panchina, ha costruito la rimonta perfetta. È stato bravo Luca Vigiani, il tecnico ad interim cresciuto con Walter Mazzarri e ieri debuttante in Serie A proprio contro la squadra dove è cresciuto calcisticamente, a tenere alta l’attenzione in un momento tanto complicato, mentre Thiago Motta che ha osservato tutto dalla tribuna del Dall’Ara da oggi sa che non potrà arretrare di un passo. Toccherà a lui rimettere insieme un mosaico che ieri ha mandato in delirio i tifosi rossoblù.

La Fiorentina, invece, si è ritrovata a schiumare rabbia. Per il fallo non ravvisato di Kasius su Martinez Quarta, che ha portato al raddoppio di Arnautovic, e pure per il doppio giallo di Igor, che lo vedrà assente domenica, al Franchi col Verona. Per il brasiliano, per altro, è la seconda espulsione da inizio stagione, dopo il doppio giallo rimediato col Twente in Conference League. La vittoria, per la squadra viola, resta un tabù: in campionato l’ha conquistata solo alla prima giornata, in extremis e con la complicità di Radu, con la Cremonese, l’altra è arrivata nell’andata del play off. Da allora, solo pareggi (5) e sconfitte, contro l’Udinese e ieri, appunto. Mancano i gol, appena cinque in Serie A in sei giornate giocate, e con essi pure il divertimento. I movimenti dei singoli stanno diventando facilmente leggibili da parte degli avversari e quella capacità di farsi camaleonte che era stata sottolineata in più frangenti nella scorsa stagione fatica ad emergere. È vero, a Bologna c’erano tanti assenti, ma non può essere un alibi. Milenkovic è fuori per un problema muscolare come Duncan, Nicolas Gonzalez è alle prese con una tallonite che lo tormenta praticamente da un mese e lo stop di Dodo - problema al gemello mediale, oggi gli accertamenti - non fa che alzare il coefficiente di difficoltà. Non è facile uscire dal tunnel, specie a poche ore dal faccia a faccia europeo conto i turchi del Basaksehir che guidano il girone e che battendo la Fiorentina giovedì farebbero uno scatto avanti in classifica decisivo, ma c’è da ripartire subito. E dire che, dopo un primo tempo di sostanziale equilibrio, la Fiorentina era riuscita ad incanalarla dalla parte giusta, sfruttando anche l’atteggiamento un po’ impaurito dell’avversario.

L’ingresso in campo, in avvio ripresa, di Saponara, pareva essere la carta giusta, ma anche quella sua capacità di infilarsi tra le linee, alla fine, è diventata troppo prevedibile. È stato lui a saltare Posch e a costruire i presupposti del tap-in di Martinez Quarta, ma poi, come gli altri, è finito avvolto dalla coltre di grigio calata su tutta la Fiorentina. Prima ci ha pensato Barrow a sfruttare l’errore diabolico di Igor, poi Arnautovic ha chiuso i conti, prima di essere costretto ad abbandonare il campo per un problema muscolare. A preoccupare, oltre che a fotografare in maniera decisa la situazione, sono soprattutto i numeri. A Bologna, nonostante il solito possesso palla (quasi 61%) sono stati solo due i tiri in porta, entrambi messi insieme da Martinez Quarta (un difensore), contro 13 conclusioni complessive e 11 occasioni da gol. Jovic deve ancora trovare la giusta dimensione, ma non c’è più tempo. Lo scatto deve essere immediato. Da parte di tutti. La passata stagione, dopo 6 giornate i punti erano 12: il doppio esatto di quelli di oggi. 

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