Lutto
Amrabat, la metamorfosi è completata: è lui il cuore pulsante della manovra
Contro la Juventus è stato il migliore in campo: fosforo e muscoli al servizio dei viola
FIRENZE. Sarà un caso, ma l’unica partita persa dalla Fiorentina tra le sette giocate finora tra campionato e playoff di Conference League è stata quella in cui Sofyan Amrabat non c’era o, meglio, c’è stato soltanto per dieci minuti alla fine. A Udine, dove nel turnover spesso necessario di Italiano esisteva l’esigenza di fargli tirare il fiato e il tecnico non ha potuto far altro che tenerlo in panchina. E anche se un caso lo sarà sicuramente, dice molto della centralità conquistata da Nazionale marocchino in appena un mese, da quando cioè Italiano gli ha ritagliato addosso – modellandolo in base alle caratteristiche – il ruolo che era stato lo scorso anno di Torreira con Sofyan appunto alter-ego dell’uruguaiano. Ruolo che conosceva e che aveva svolto, insomma niente di nuovo eccetto la novità principale e fondamentale: sono cambiate le responsabilità, Amrabat se l’è assunte tutte e ha cambiato marcia.
Sì, è vero, non c’era neanche a Empoli e i viola il derby non l’hanno perso, anzi recriminano per non essere riusciti a vincerlo pur avendo giocato in superiorità numerica per mezz’ora (poi doppia per i tredici minuti conclusivi) e, quindi, nemmeno va catalogata tra le prestazioni indimenticabili della Fiorentina, giusto per ribadire l’assunto di partenza. Perché poi in tutte le altre l’ex Verona c’era e ha dato un contributo solidissimo alla causa, fatto di sostanza, di interdizione, di palloni strappati uno dietro l’altro agli avversari che si sono rivisti di fronte la miglior versione del mediano tritatutto ammirata all’Hellas, di atteggiamenti propositivi. In una parola: leadership. «Meritavamo di vincere. Dobbiamo continuare così. Grazie ai nostri tifosi per l’atmosfera straordinaria».
Leader anche a parole, come sabato pomeriggio subito dopo il pareggio contro la Juventus, affidando al proprio profilo Instagram il messaggio difficilmente non condivisibile dai tifosi viola e non. Scritto in italiano e in inglese, perché tra le altre cose Amrabat adesso si è appropriato di una discreta padronanza della nostra lingua e un pezzetto di crescita personale magari è dovuto a questo. Ma poi veramente è la lingua del calcio che Sofyan si è messo a parlare con le capacità che tutti gli avevano subito riconosciuto dopo poche partite in maglia gialloblù. Non poteva aver disimparato, non c’era verso. Troppe le prove evidenti della bravura, troppe le conferme per pensare ad un abbaglio collettivo e dar ragione all’ipotesi che i venti milioni spesi della Fiorentina fossero stati un investimento clamorosamente sbagliato. Ecco, semmai le aspettative che lo hanno accompagnato a Firenze hanno rappresentato un problema: l’ha detto lui stesso in una recente chiacchierata in sala stampa.
C’è da capirlo: càpita anche a quelli bravi che hanno tanta personalità come Amrabat. Però, poi quando scatta il meccanismo giusto, sanno come riprendersi la scena e riportare la situazione dentro i contorni naturali: l’investitura di società e allenatore ha provocato il clic che mancava e la trasformazione da Clark Kent a Superman è arrivata quasi di colpo. Pronti via, e praticamente sempre il migliore in assoluto della Fiorentina o, “male” che sia andata, uno dei migliori in una versione personalizzata e sempre aggiornata del ruolo. Di sicuro si è preso i compagni sulle spalle e li ha trascinati alla fase a gironi della Conference League nelle due sfide con il Twente in un appuntamento che non avrebbe voluto mancare per nessun motivo, figurarsi fallire, lui olandese di nascita e cresciuto calcisticamente tra Utrecht e Eindhoven (Feyenoord), ma è stato davvero contro Napoli e Juventus che ha impressionato, contro dirimpettai che si chiamavano Anguissa e Lobotka, Zielinski e Paredes, gente tosta che in un modo o nell’altra s’è dovuta fare da parte di fronte allo strapotere tecnico, tattico e fisico di Amrabat. Mica male. Certo, il percorso è ancora lungo, per lui e per la Fiorentina, andranno gestite le energie e le risorse, ma una cosa è sicura: Sofyan è tornato.
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